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Consulenza Aziendale: Come Ti Invento un Lavoro

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consulenza aziendale

Consulenza alle aziende: per scelta o per necessità

consulenza aziendale

Autore: Roberto Zaretti

Fare consulenza alle aziende, ma anche ai privati, e più propriamente svolgere l’attività di consulenza è sempre stata considerata un ‘attività elitaria, riservata a pochi, per lo più a chi abbia accumulato un’esperienza trentennale in qualche settore e, magari alle porte della pensione, decida di metterla a frutto.

In realtà, fare consulenza non vuol dire solo mettere la propria esperienza a disposizione di altri, ma anche farlo secondo un’ottica profittevole per quanto riguarda il committente, secondo obiettivi e tabelle di marcia ben precise. Per fare consulenza non bastano i capelli bianchi, per intenderci.

Il settore è in forte sviluppo. Da una parte il difficile momento economico, che ha portato molte persone a orientarsi verso la consulenza per recuperare un impiego, oppure per sfuggire a un lavoro opprimente e poco gratificante; dall’altra l’esigenza delle aziende di ridurre i costi fissi, coprendo con la consulenza attività per cui in passato forse si sarebbe optato per l’assunzione di personale.

La consulenza conviene a entrambe le parti, quindi. Questa è la ragione della crescita della domanda.

Attenzione però: ci sono delle regole. E ora le vedremo.

Fare consulenza, magari abbandonando il proprio posto di lavoro, non è una scelta facile, specie di questi tempi. Il vecchio mito dello stipendio sicuro a fine mese è duro a morire. Chi arriva alla consulenza molto spesso è costretto a farlo, per le ragioni che abbiamo già visto. Costoro rappresentano la maggioranza.

Esiste tuttavia una fetta consistente di professionisti che arrivano alla consulenza per altre ragioni. La libertà di potersi gestire autonomamente, trovando gratificazioni non solo di tipo economico, ma anche di altro genere, come il fatto di non dover dipendere da nessuno. Ma anche poter gestire il proprio tempo e riuscire a coniugarlo con le esigenze familiari. E, soprattutto uno degli aspetti che spesso viene trascurato: godersi la vita.

Da un punto di vista economico la consulenza non comporta grandi investimenti. Buona parte dei consulenti che lavorano in proprio lo fanno da uno studio privato, molto spesso ricavato nell’abitazione di residenza. Oltre alla partita IVA, le dotazioni necessarie sono quelle di qualsiasi studio: una linea ADSL, un pc, una stampante e uno scanner, oltre alle normali dotazioni da ufficio.

In quale settore è possibile offrire consulenza? Potenzialmente in tutti. Esistono persone ed aziende che, pur consapevoli di poter trovare le risorse necessarie per un progetto o comunque per un obiettivo, preferiscono di gran lunga accorciare i tempi e investire su chi le cose sappia già farle. Esiste però una regola fondamentale: le competenze ci devono essere davvero. Il committente deve davvero trarre vantaggio da una consulenza. Se ci si improvvisa non si va lontano.

Uno dei migliori canali pubblicitari per la consulenza è infatti il passa parola, e questo lo si ottiene solo portando risultati concreti che comportino la soddisfazione del cliente.

Fare consulenza non vuol dire vivere di rendita, né da un punto di vista economico né tantomeno da quello formativo. Gli aggiornamenti devono essere costanti. Le competenze offerte devono sempre essere mantenute al top. Anche dal punto di vista economico non sono sempre rose e fiori. Affermarsi e farsi conoscere nel mondo della consulenza, a qualunque settore appartenga, richiede tempo, perseveranza, voglia di darsi da fare, saper pianificare obiettivi (e saperlo far capire al cliente).

In tempi di crisi le aziende si avvalgono di consulenza per tagliare i costi del personale, come si è detto. Ma il consulente è anche il primo a sparire dal budget aziendale nell’istante in cui si debba tagliare ulteriormente. E in ogni caso, si tratta quasi sempre di un lavoro a progetto, quindi con una scadenza.

La promozione di un servizio di consulenza passa certamente per il passa parola, come si è detto, ma richiede investimenti, in termini di tempo e di denaro, anche per farsi conoscere online. Si tenga presente che Internet è il luogo dove le aziende vanno a cercare i servizi di cui hanno bisogno. Quindi è necessario esserci.

In che modo? Un ottimo sistema è quello di creare un blog, a condizione che abbia contenuti di valore, che possano servire veramente a chi decida di fruirne. DottorFranchising è nato proprio secondo tale ottica. Il blog consente l’interazione con i visitatori, che potenzialmente potrebbero un giorno avere bisogno dei servizi proposti.

Importante poi essere presenti nei social, interagire nei forum di settore, rispondere alle domande delle persone nei vari siti tematici, e tutto questo senza aspettarsi una gratificazione in termini di denaro, anzi molto spesso investendo soldi per poter ottenere visibilità.

Fare consulenza vuol dire anche disporre di una mission importante, che non sia solo quella di mettersi in proprio e di liberarsi del proprio capo opprimente. Chi vi scrive è arrivato a fare il consulente franchising dopo un’esperienza deludente in tale settore (la racconto QUI), prendendo la decisione di seguire le persone che vogliano avviare un’attività in franchising, così come le aziende che vogliano proporne uno, evitando di commettere errori che possono costare cari.

Potrà apparire retorico, eppure vi garantisco che sentire a distanza di anni un cliente soddisfatto della propria attività, avviata grazie al mio supporto, ha una valenza che va ben oltre qualsiasi remunerazione economica. Specie quando il cliente rischiava di commettere un errore nella scelta del franchising, e sono riuscito a recuperarlo per tempo indirizzandolo diversamente (e non avete idee di quante volte capiti).

Veniamo ai costi. Per avviare un’attività di consulenza, come si diceva, occorre aprire un partita IVA, ma anche affidarsi a un buon commercialista, che per una piccola attività in fase di avviamento vi chiederà circa 2000 Euro l’anno. L’attività può essere configurata come ditta individuale, e come tale va iscritta alla Camera di Commercio di competenza. L’atto di costituzione costa intorno ai 2000 Euro.

A questo va sommato l’investimento in termini di affitto, a meno di non esercitare a casa propria, scelta che personalmente mi sento di condividere, e quello relativo alle apparecchiature, anche queste già citate. Possiamo ipotizzare altri 5000 Euro.

L’investimento globale non dovrebbe superare i 10.000 Euro, a meno di esigenze particolari, per esempio in quei settori che richiedano software operativi specifici, che possono raggiungere importi elevati.

Quanto rende un’attività di consulenza? Dipende da molti fattori. Il proprio brand, tanto per cominciare. In altri termini, quanto sei conosciuto e soprattutto quale valore il mercato recepisce di te. Altro parametro fondamentale è quanto fai guadagnare al cliente. La remunerazione di un professionista, piaccia o meno, è legata al denaro che riesce a muovere (vedi i giocatori di calcio).

Non è possibile valutare quanto possa costare una consulenza. Dipende da moltissimi fattori. Ciò che si può dire è che normalmente l’attività di un consulente viene riconosciuta a giornata o a progetto.

Hai mai pensato di trasformare le tue conoscenze in consulenza per chi stia cercando qualcosa che tu già possiedi? Cosa ti frena? Cosa ti piace di questa professione? Cosa pensi dei consulenti? Ci hai mai avuto a che fare? Scrivi il tuo commento qui sotto.

Se ti serve una consulenza su questo argomento clicca QUI

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