Nov
5
2018

Cerchi un lavoro? Stai già sbagliando!

Il lavoro non si cerca. Si attrae.

Author: Roberto Zaretti

alla ricerca del posto fissoA proposito di lavoro, qualche giorno fa parlavo con uno studente universitario, prossimo alla laurea in ingegneria, che mi chiedeva consigli per trovare un’occupazione una volta portato a casa l’ambito titolo di studio.

Sono rimasto sconcertato. Mi sono reso conto di come la scuola, e la società più in generale, non siano cambiate affatto in questi ultimi vent’anni, e che la mentalità di molti giovani (non di tutti, per fortuna) sia ancora la stessa dei nostri nonni: prima prendo il titolo di studio, poi parto a cercare un posto, possibilmente fisso.

Il mondo del lavoro è cambiato, dapprima lentamente, poi con un’accelerazione bruciante, impressa dai social e dalle nuove tecnologie. Eppure molti non se ne sono accorti, o fanno finta di non accorgersene.

Davvero è possibile pensare che all’interno di un’azienda, grande o piccola che sia, ci sia ancora qualcuno disposto a leggere un curriculum tra le centinaia che ogni giorno intasano la posta elettronica o quella tradizionale? 

Davvero c’è ancora chi crede che un giorno suonerà il cellulare a finalizzare la famosa promessa “le faremo sapere”?

La realtà è questa: se cerchi un posto di lavoro con i metodi tradizionali, di cui l’invio del curriculum è forse il più rappresentativo, mettiti il cuore in pace: non lo troverai mai.

 E, pure ammesso che un santo protettore alzatosi con il piede giusto decida di darti una mano, ben difficilmente si tratterà di un posto fisso, sul genere di quelli a cui erano abituati genitori e nonni. Molto probabilmente sarà qualcosa a scadere, e a scadere presto. A tempo “determinato”, vocabolo che molti interpretano come sinonimo di “precario”, quando in realtà è ben altro.

Quindi le aziende non assumono più? Certo che lo fanno. Ma sono cambiati i metodi di ricerca e le tipologie di contratto. E prima riusciamo a capirlo, prima troveremo un’occupazione.

Vediamo di fare un pò d’ordine.

Tanto per cominciare, viviamo in un’epoca storica senza precedenti. Viviamo in una società dove, anche con una cultura limitata, è possibile crearsi un’attività da zero, spesso molto remunerativa, e in alcuni casi addirittura milionaria. E non si pensi che siano mosche bianche coloro che ci riescono. Basta farsi un giro su You Tube o su Instagram per rendersi conto di quanti giovani si siano inventati un’occupazione in grado di fornire una rendita economica costante, a volte anche importante.

Formatori, coach, influencer, scrittori, giornalisti, blogger, cuochi, e mille altre figure professionali, si sono inventate un modo per attrarre gli utenti e per monetizzare il loro interesse. Sul web ci sono migliaia di corsi che possono aiutare a intraprendere questa strada. In libreria ci sono migliaia di libri.

 Occorre frequentare corsi e leggere libri, anche (e soprattutto) fuori da quanto previsto dal classico percorso scolastico di ogni ordine e grado.

Il buon senso suggerirebbe quindi che l’imprenditoria sia di gran lunga la strada da perseguire, piuttosto che la sudditanza a questo o a quel datore di lavoro.
Tradotto: i tempi suggeriscono di lavorare per i propri sogni, piuttosto che ricevere un salario per lavorare a quelli degli altri.

Purtroppo, non tutti la pensano così. Specie chi in famiglia ha una lunga tradizione del “posto fisso” quello cerca, e a quello spesso rimane legato per l’intera vita lavorativa.

Torniamo al punto di partenza, quindi. L’imprenditore non lo voglio fare. Amo la sicurezza, (effimera), che lavorare per gli altri è in grado di fornire. Come lo trovo un posto?

Il segreto è racchiuso in un verbo: mentre un tempo il lavoro lo si CERCAVA, oggi lo si ATTRAE.

Che significa? Che le aziende sono costantemente alla ricerca di collaboratori, da assumere o a cui sottoporre un contratto di lavoro, ma non lo fanno consultando curricula (sia quelli di carta sia quelli elettronici) ma per canali alternativi, che fino a dieci anni fa non esistevano, o comunque non venivano utilizzati in tale contesto.

Gli head hunter, i cacciatori di teste, sono usciti dalla strada principale, quella costellata di migliaia di candidati ansiosi di mettersi in mostra e spesso con curricula poco aderenti alla realtà. Ora vogliono andare a colpo sicuro, e battono sentieri laterali spesso sconosciuti ai più ma tremendamente efficaci, per loro ma anche per i candidati che su quei sentieri sanno farsi notare.

I sentieri si chiamano Linkedin, Facebook, Instagram, You Tube. Più in generale, si chiama presenza sul web. Meglio ancora: reputazione sul web.

Ed ecco la chiave di volta: occorre cominciare il più presto possibile a costruirsi una reputazione sul web. E occorre valutare meticolosamente cosa pubblicare, perché il web ricorda tutto, e non gli sfugge nulla.

La dichiarazione politica, religiosa, razziale, sessuale ecc, sul profilo Facebook o altrove, potrebbe dare al cercatore di teste un’impressione ben precisa, o del tutto distorta, di ciò che il candidato potrebbe rappresentare (la realtà potrebbe essere diversa, ma è la prima impressione a far decidere se fermarsi sulla pagina o cliccare sul profilo successivo).

Chi sta cercando un potenziale collaboratore non si limiterà a visitare un social, ma una volta scoperto un candidato interessante andrà a cercare sul web chi è, cosa ha fatto, quale livello di cultura dimostra in quello che scrive, se posta argomenti di valore o fesserie, magari inveendo contro il politico di turno o sull’affermazione del tronista televisivo.

E’ fondamentale creare e curare una reputazione sul web che possa attrarre chi è alla ricerca di un collaboratore, e che possa differenziarsi da tutto il resto. Per creare un buon video su una propria passione, su un commento letterario, su qualcosa che abbiamo scritto o letto, basta un cellulare, e costa solo il tempo di farlo.

Sono banditi i gattini, le ricette della torta della nonna e la baldoria di capodanno. O, almeno, sono tollerabili in dosi limitate. Ma i contenuti devono essere ben altri.

Oltre alla reputazione, occorre imparare ad attrarre l’azienda. Se hai puntato gli occhi su una realtà ben precisa, occorre mettersi in evidenza scrivendo, commentando un loro articolo, segnalando imprecisioni o problemi sul loro sito, mostrando una certa competenza per il settore in cui opera.

Questo non vuol dire riempire di spam la casella di posta, ma inviare periodicamente e in maniera disinteressata qualcosa che possa generare interesse, o almeno curiosità.

Anche se l’azienda non è alla ricerca di collaboratori, in futuro potrebbe farlo, e qualcuno potrebbe ricordarsi di quel ragazzo/a che aveva spedito un articolo interessante, o suggerito qualcosa, o comunque dimostrato in maniera (apparentemente) disinteressata, attaccamento al brand.

Questo vuol dire attrarre il lavoro. La reputazione sul web è una strategia che va applicata subito, appena finite le medie, e che non deve mai arrestarsi per l’intera esistenza. Non si può cominciare solo una volta presa la laurea, o una volta rimasti senza lavoro. Ci sarà qualcuno, sicuramente più previdente, che nel frattempo sarà già riuscito e mettersi in mostra e a infilare uno dei sentieri battuti dai cacciatori di teste.

Il solito fortunato? Non proprio.

 

Se vuoi approfondire il concetto di reputazione sul web trovi un interessante video a questo link.

Non pretendo che siate d’accordo su questi contenuti, piuttosto crudi ma del tutto compatibili con lo spirito di questo blog. Fatemi sapere cosa ne pensate commentando qui sotto.

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