Lun. Nov 18th, 2019

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Cannabis Light: Morte di un Business?

4 min read

Cannabis Light: una storia già vista

Author: Roberto Zaretti

Cannabis light: C’è stato un periodo, specie nel 2018, dove non si parlava d’altro. Sembrava il business del secolo. L’innovazione normativa che avrebbe aperto le porte a un nuovo settore del tutto vergine per il mercato italiano.

Di recente, una sentenza di Cassazione, peraltro interpretata in modo piuttosto arbitrale dai media, ha fatto precipitare il settore della cannabis light nello scompiglio. Il risultato, quando simili notizie vengono gettate in pasto al pubblico in modo impulsivo ed irrazionale, è stata una sorta di caccia alle streghe nei confronti degli operatori del settore.

Chi stava pensando di avviare un’attività nel settore della cannabis light si è fermato. Chi aveva già aperto e arrancava, vuoi per la concorrenza vuoi perché, per certi versi, la potenzialità del settore è stata sovradimensionata, hanno pensato di avviare le procedure per chiudere tutto.

Come stanno realmente le cose? Davvero i negozi che vendono cannabis light e derivati sono diventati improvvisamente fuori legge? Cosa occorre fare?

Vediamo di fare un pò di chiarezza.

Con la legge 242/2016, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, (questo è il link) il legislatore ha inteso regolamentare la coltivazione della canapa, identificata come “Cannabis sativa L”.
La finalità individuata è quella di ridurre l’impatto ambientale nel settore agricolo, incentivare la semina di terreno non coltivabile in altro modo, e fornire un’alternativa alla rotazione di altre colture tradizionalmente seminate.

Ls legge ha dato il via all’esplosione del settore. Non solo negozi, ma intere catene franchising sono nate come funghi in pochi mesi, alla faccia della famosa sperimentazione su punti pilota, ancora una volta affidata al caso.

Tuttavia, come già accaduto in passato per altri settori, siamo in presenza di un vuoto normativo.

La legge parla di “coltivazione”, ma non dice nulla relativamente al commercio.

Il 31 gennaio 2019, la Cassazione si è pronunciata in merito alla legge già citata, ribadendo la liceità della cosa. Quindi, viene confermato essere legale coltivare e vendere cannabis con principio attivo THC in percentuale inferiore allo 0,6%.

Di recente, però, la Cassazione si è nuovamente espressa, questa volta andando a circoscrivere gli ambiti in cui la cannabis light può essere commercializzata. E, tra tali ambiti, non sono compresi quelli che hanno determinato la vendita di cannabis light nei negozi specializzati e nelle tabaccherie.

Da qui il caos. Senza peraltro attendere ulteriori dettagli e motivazioni della Cassazione, come spesso accade in questi casi, una reazione impulsiva, unità alla benzina sul fuoco gettata dai media, hanno fatto scoppiare l’incendio.

Molti negozianti hanno deciso di chiudere, altri hanno bloccato l’iter per aprire un nuovo punto vendita, altri ancora, soprattutto franchisor, hanno dovuto frenare le mire espansionistiche in atto in attesa di tempi migliori.

Una tempesta in un bicchier d’acqua? Difficile dirlo. Di sicuro, l’atteggiamento dei media e la reazione emotiva degli addetti del settore ha portato il comparto ad accusare un colpo importante.

Ma a ben vedere, il problema non è tanto questo. Il problema è lo stesso che a suo tempo ha riguardato le energie rinnovabili, le sigarette elettroniche e altro. Business partiti con il vento in poppa a fronte di una normativa particolarmente favorevole, mutata dall’oggi al domani, magari proprio dietro a una sentenza di Cassazione. E cessati altrettanto in fretta quando il governo di turno si è pronunciato in maniera diversa.

Il problema, e chi frequenta Franchising Sicuro lo sa bene, è quello di investire tempo e denaro in un’attività imprenditoriale, in franchising o meno, soggetta al cambio di vento di una legge che può essere emanata in qualsiasi momento.

Si può pensare di avviare un business a lungo termine, magari una vera e propria rete franchising, sulla base di un simile presupposto? Quanto meno rappresenta un azzardo.

Un business sicuro, o almeno con i presupposti per essere considerato tale, deve poggiare su requisiti ben diversi, e comunque decisamente meno aleatori.

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo a suo tempo salvato parecchie persone dagli investimenti “a rischio normativo”. Si vedano gli altri articoli sulla cannabis light pubblicati in questo stesso blog.

Se state pensando di avviare un’attività, controllate bene quali sono le potenzialità e i rischi del comparto in cui è inserita. Si può fare con il sistema Franchising Sicuro.

Costa 1000 Euro? Domandatevi quanto costa avviare un’attività e poi doverla chiudere per non aver fatto le valutazioni del caso, magari ritrovandosi in tribunale con chi ha venduto un’affiliazione sulla base di presupposti inesistenti e senza alcun test preventivo.

L’ignoranza si paga. E costa sempre molto più della conoscenza.

Attendiamo i vostri commenti qui sotto

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