Gen
1
2018

Cannabis Light: il Business da Sballo dell’Erba Legale

Tutto quello che dovresti sapere sul Mercato Milionario della Marijuana Legale in Italia

Erba - Cannabis legale

Author: Annamaria Cardinali

Appena entrati in commercio avevamo un ordine ogni 30 secondi. Siamo stati costretti a chiudere la vendita online. Ci sono state resse negli shop, con anche mille persone all’ora. In un negozio abbiamo dovuto mettere le transenne…

Quello che avete appena letto è uno stralcio dell’intervista di La Repubblica a Luca Marola, fondatore della bolognese EasyJoint, il nuovo franchising della cannabis light, leader in Italia per punti vendita e fatturato. Stando a quanto dice, il futuro non potrebbe essere più verde.

Secondo Vanity Fair, l’inedita “weed economy” 100% legale, italiana, avrebbe spento la sua prima candelina il 2 dicembre scorso, con tanti applausi dal pubblico. Il business della Cannabis Light, quella con un tasso di THC (la sostanza con effetti psicotropi naturalmente contenuta nelle infiorescenze femminili della canapa) inferiore ai limiti consentiti dalla legge, quindi legale, a tutti gli effetti, è una vera bomba.

I numeri fatti registrare da EasyJoint a un anno dall’apertura confermerebbero le aspettative date dalle parole del suo fondatore: oltre 300 punti vendita su tutto il territorio nazionale; circa 600 richieste per l’apertura di store in franchising; 125 punti vendita in apertura a gennaio; 15 tonnellate di fiori di canapa acquistate dalle aziende agricole solo nei primi 6 mesi, rivendute in barattoli da 5 grammi. Le cifre sono in continuo aggiornamento, con un bel segno + davanti.

Ad oggi, il franchising e la vendita da e-commerce di EasyJoint detiene l’85% del mercato nazionale…e, probabilmente, è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno in piena fioritura. Seguono nel palmares dei franchising il Cannabis Store Amsterdam, catena napoletana di coffee di light weed da 38 negozi in tutta Italia (22 pronti ad inaugurare) e la Joint Grow Franchising, che annovera tra i prodotti in vendita una serie di strumenti essenziali per la crescita delle piantine.

Ma il romanzo di formazione della cannabis light ha tanti protagonisti, che tra controlli dei NAS e la prevedibile diffidenza del pubblico stanno crescendo, e anche velocemente. Alcuni hanno scelto nomi idilliaci, come la Mary Moon Light, che oltre all’affiliazione per la vendita in franchising è “alla ricerca costante” di coltivatori esperti di canapa industriale; altri hanno pensato bene di specificare la natura legale del prodotto anche nel nome, come Legal Weed e la sarda IchnoCanapa, (url “erbalegaleshop”). In cima alle ricerche Google, ci sono anche GrowYard Milano, MaryEasy, ed Hempire.

Ma la “weed list” si arricchisce ogni giorno di nuovi coffee e grow shop, botteghe e distributori autorizzati (trovate un lungo elenco in aggiornamento su dolcevitaonline.it. Nei siti che elenchiamo nell’articolo, c’è quasi sempre una sezione in cui trovate – o potrete chiedere – informazioni per un’eventuale affiliazione in franchising).

Un giro d’affari milionario, a cui moltissimi vorrebbero prendere parte. Lo dimostrano il successo della passata edizione del Salone Internazionale della Canapa di Milano, nonché l’interesse che si sta manifestando per il prossimo CanapaMundi, una fiera internazionale della durata di 3 giorni con sede a Roma, che a febbraio 2018 giungerà alla 4° edizione (tra gli sponsor importanti, The Bulldog, il coffee numero uno di Amsterdam).

Un successo acclarato, quindi, sebbene il “vuoto legislativo” sui prodotti in vendita, nonché l’effettivo uso dei semi da parte dei consumatori, rendano il tutto un po’ nebuloso

Occorre quindi far chiarezza sui prodotti, sul target e sull’attuale normativa vigente. Partiamo da quest’ultima.

Secondo la legge italiana, le infiorescenze femminili di canapa sono considerate legali se il tasso di THC (la sostanza che provoca “lo sballo”) presente in esse non supera lo 0.6%; le colture da cui si attinge per la vendita dei prodotti sono controllate e rispettano la legge sulla coltivazione agro-industriale in vigore dallo scorso anno; tuttavia, nella normativa manca la destinazione d’uso. «Materiale per uso tecnico – si legge sull’etichetta – non atto alla combustione». “È un prodotto da collezione – si schermiscono i commessi – Io la vendo, ma il cliente non potrebbe fumarla.”

Visitando uno qualsiasi dei siti sopracitati, appare una sorta di “disclaimer”, una specie di liberatoria in cui il venditore avverte più o meno così il visitatore: “xyz NON è un prodotto MEDICINALE, da COMBUSTIONE o ALIMENTARE, e abbiamo scelto di non venderlo ai MINORI”; oppure: “Vendiamo biomasse per uso tecnico”, ecc.

Una scelta di parole che cozza un po’ con quanto si può leggere inoltrandosi tra le pagine dei siti: “Proprietà rilassanti e antinfiammatorie. Non ha effetti psicotropi.” A che scopo specificarlo, se non è prevista l’assunzione?

Molti dei franchising e dei distributori vantano una vasta gamma di prodotti alimentari a base di cannabis light (biscotti, tisane, caffè, muffin, leccalecca, barrette di cioccolato, chewingum, birre), gadget (zaini, felpe, t-shirt, portachiavi, tutti con l’inconfondibile foglia verde), prodotti per la coltivazione (fertilizzanti, terricci, apparati per la ventilazione, lampade, serre) e anche, ovviamente, tutto il necessario per fumare (cartine lunghe, grinder, filtri, addirittura i vaporizzatori).

Perché i prodotti più venduti, appunto, restano le infiorescenze ed i semi. Tra questi, non è raro trovarne alcuni con un tasso di THC ben superiore a quello consentito. “Abbiamo semi buoni, ma anche alcuni con il THC alto” ammette un rivenditore.

Ma se il mercato della Cannabis Light occupa ancora una zona grigia, i suoi consumatori sono ben esposti alla luce del sole: secondo gli esercenti, a spingere in alto la domanda sarebbero i «nostalgici», con un’età tra i 40 e i 50 anni. Seguono altri adulti, trent’anni circa, conoscitori del prodotto, persone che non vogliono più rivolgersi al mercato clandestino. Ci sono i giovani, maggiorenni. Infine, c’è chi fa uso dell’erba legale nel tentativo di abbandonare le sigarette.

Alcuni medici consigliano la cannabis light a chi soffre di lievi disturbi del sonno. Altri che hanno avuto crisi di panico o malesseri causati dalle sostanze con cui viene tagliata la marijuana illegale sono passati a quella light. Pare infatti che i cannabinoidi dell’erba legale abbiano effetti calmanti, rilassanti e antinfiammatori su chi la fuma (e non potrebbe).

Insomma, per quanto possa contenere aspetti contradditori, se non paradossali (non si può fumare e non sballa, ma le vendite dilagano), il mercato della canapa light in Italia non fa che crescere. E ovviamente, fa gola a molti.

Abbiamo elencato una serie di siti utili per chi volesse approfondire l’argomento, e individuato la fiera-evento CanapaMundi, a Roma, dal 16 al 18 febbraio prossimo (nb: i biglietti per l’evento sono sold out. Andando sulla home page c’è la possibilità di iscriversi ad una lista di attesa). Qualora doveste ritenere insufficienti le informazioni reperibili da queste fonti, vi invitiamo a considerare l’Italian Cannabis Business School, il primo corso di alta formazione sul mercato della Cannabis.

Ps: un altro anno è passato e voi siete sempre più numerosi. Grazie di cuore.

Buon 2018!

 

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