Lun. Dic 16th, 2019

Dottor FRANCHISING

fai la scelta giusta

Franchising da Incubo. Una Storia Vera

19 min read
franchising da incubo

Impariamo a riconoscere i fuffa-franchising, che rovinano il mercato a chi opera seriamente.

franchising da incubo

Riceviamo questa storia da uno dei nostri lettori, e pubblichiamo come monito per tutti.

Ricordate sempre che qualsiasi franchising va radiografato ai raggi X prima di firmare qualsiasi cosa e, soprattutto, prima di tirar fuori anche solo un euro. E’ stato creato un servizio apposito per questo. Si chiama Franchising Sicuro, e lo trovate QUI. Usatelo.

L’articolo è lungo, ma vale la pena di essere letto. I nomi delle aziende e dei personaggi citati sono stati cambiati e non corrispondono ai nomi reali.

Restiamo a disposizione per qualsiasi replica che gli interessati dovessero ritenere di voler inoltrare.

Buona lettura

 

Spettabile DOTTOR FRANCHISING,

ammetto che ho riflettuto molto prima di scrivere questa mail, ma a quanto pare la motivazione di raccontare questa storia, incredibile ed agghiacciante allo stesso tempo, ha superato ogni possibile frizione.

Prima di parlarvi di quanto anticipato in oggetto, credo sia corretto presentarmi.

Mi chiamo Adriano D., ho 29 anni ed abito a Brindisi.

A 28 anni, mi sono dovuto confrontare con il fatto di non essere riuscito a crearmi un reddito costante.

A differenza di molti miei coetanei, non ero interessato a cercare un impiego da dipendente, così ho cominciato ad acquistare e leggere i libri di coach e formatori per imprenditori, deciso più che mai a costruire un’attività tutta mia, che mi desse la possibilità di continuare a coltivare le mie passioni mentre la dirigessi.

Cercavo un’idea innovativa, qualcosa che non esistesse sul territorio, ma anche e soprattutto, il supporto di chi potesse sostenermi in questa nuova avventura. Essendo cresciuto in una famiglia di dipendenti pubblici, leggasi docenti, non avevo alcuna linea guida dalla quale partire per diventare un imprenditore.

Nonostante lo scetticismo di mia madre, insegnante nel liceo scientifico della città, riesco a convincerla che investire i risparmi in un’impresa, potesse essere un’idea sensata.

Ho ritenuto che la strada più agevole per chi partiva da zero, fosse, ad un primo impatto, quella di affiliarmi ad un’azienda in Franchising, che avesse già sviluppato gli strumenti migliori per imporsi su un mercato locale.

Da una ricerca online, scorgo un elenco notevole di offerte tutte uguali. Fast Food, Centri Benessere e Negozi di Accessori, dominano il settore Franchising, con costi di ingresso spesso proibitivi.

Ad un tratto, fra annunci di Profumi e Detersivi alla Spina, noto qualcosa di interessante.

Per quanto non fossi un appassionato di motori, ammetto che l’idea di gestire un moto salone mi intrigava moltissimo. Probabilmente immaginavo me stesso come il direttore di un gruppo di venditori dalle grandi cravatte nere, in un ambiente che profuma di nuovo.

La somma richiesta per entrare era di circa 6000€, a cui si aggiungono circa 9000€ di arredi e forniture, per un totale di 15000€, un valore che si avvicinava alla somma di cui posso disporre.

Decido di inviare una candidatura, convinto che mi risponderà una voce indaffarata dicendo di raggiungerlo al più presto in qualche città del Nord Italia.

Con mia grande sorpresa, vengo ricontattato da una persona, dall’accento sicuramente poco familiare, che mi invita ad un appuntamento a Manduria, a nemmeno un’ora di macchina da casa mia.

In quel bar, alla periferia della provincia di Taranto, mi aspetta Carlo Rossi.

Carlo, questo lo devo ammettere, ha una capacità persuasiva fuori dal comune, unita all’abilità di far sentire costantemente importante il suo interlocutore, al punto tale che non fidarsi di lui, a primo impatto, risulta veramente difficile.

Mi racconta di essersi trasferito in Puglia per vivere con la sua compagna, che ha appena partorito. Qui è intenzionato a sviluppare nuovi centri AZIENDA FRANCHISOR, l’azienda in Franchising che conta numerose sedi nel Nord Italia, ed è a suo dire, leader nel settore del conto vendita di motoveicoli.

In fondo, l’idea sembra ottima e nemmeno troppo complicata da applicare. Ti fai pagare 60€ da ogni cliente per esporre la moto che lui non riesce a vendere da solo, la lucidi a puntino e la rimetti in vendita ad un prezzo maggiore di quello che potrebbe applicare un privato, guadagnando una provvigione importante e dando la possibilità a chi acquista di poterlo fare tramite finanziamento.

La mia impressione è quella di essere all’inizio di qualcosa di straordinario. Brindisi conta solo due concessionari di moto mono marca, ed il numero di annunci pubblicati nell’intera provincia è davvero notevole. Il business plan che mi viene presentato riesce ad ottenere la mia firma sul contratto preliminare: oltre 80000 € di utile nel primo anno di attività a fronte di 15000 € investiti.

Carlo, con le sue indiscutibili qualità persuasive, mi promette che, essendo geograficamente vicino a me, mi accompagnerà personalmente a selezionare il locale adatto e a riempirlo di moto usate.

Ci sono tutti gli ingredienti che cercavo: un’idea innovativa, nessuna concorrenza ed un mentore.

Nel viaggio in macchina, ho modo di conoscere meglio questo personaggio, che probabilmente usa quel tempo per studiare attentamente il mio carattere.

Per quanto la ricerca congiunta sia infruttuosa, la sera stessa mi ricordo di un vecchio supermercato che era stato chiuso e separato in due unità diverse. Sono entusiasta, lo spazio è disponibile ed il proprietario è il padre di una mia compagna di scuola, pronto a concedermi a circa 1000 € mensili oltre 220 mq di negozio, senza farsi versare alcuna caparra in anticipo. Il primo passo è fatto.

Carlo, prosegue il suo lavoro come una macchina da guerra, e presto chiude gli accordi per aprire sedi di AZIENDA FRANCHISOR nella sua Manduria, e poi a Lecce, Massafra e persino Aprilia nel Lazio.

L’occasione per incontrare i prossimi colleghi si presenta poco dopo, presso il corso di formazione organizzato dall’azienda nella sua sede legale, in Svizzera, a qualche chilometro dal confine con l’Italia.

Le informazioni presentate sono piuttosto comuni, e si limitano ad una presentazione abbastanza esaltata del progetto oltre che dei risultati già ottenuti, con qualche infarinatura di web marketing gettata a caso.

C’è da dire che gli uffici trovano spazio in quella che era una casa chiusa, condivisi con ciò che appare come un negozio di arredamenti abbandonato.

Uno dei corsisti, giunti non solo dalla Puglia ma da tutta Italia, ha la pessima idea di andare in bagno, non segnalato come guasto, costringendoci ad interrompere la lezione. Presto la saletta improvvisata in una cucina in vendita, diventa impraticabile.

Per quanto i campanelli di allarme sembrino suonare in modo rumoroso, nessuno di noi accetta alcuna obiezione. La sera abbiamo modo di parlare, essendo tutti nello stesso Hotel, e l’entusiasmo supera ogni dubbio.

Manuela, biker esperta, sta aprendo a Lecce, convertendo il suo negozio di noleggio in un centro AZIENDA FRANCHISOR.

Piero è il prossimo titolare di Aprilia, meccanico di moto sin da ragazzo, vuole ricominciare da zero la sua carriera grazie alla possibilità di ottenere il finanziamento sull’usato per i clienti.

Enzo da Manduria, sembra non aver compreso nemmeno come si trova lì e ci racconta più che altro i suoi problemi di salute, piuttosto frequenti a suo dire.

All’appello manca Antonio, che sarebbe dovuto arrivare da Massafra, ma frequenterà il prossimo corso di formazione.

In questo weekend non si parla di contratti, di clausole economiche o rapporti fra Franchising e Franchisor, sembra che si tratti di una formalità che si interpone fra noi tutti e la ricchezza.

Tornati a casa, è il momento di sistemare il locale con i lavori di pitturazione e messa a norma dell’impianto elettrico, per un totale di oltre 3000€, da aggiungere ai 15000€ già versati, svolgere qualche rapida pratica dal commercialista ed aspettare che arrivino arredi e forniture.

Il corriere mi presenta un imballlaggio improvvisato di tavole di legno e pezzi di plastica. Chiamo Carlo per chiedere dove siano i mobili, e mi risponde che sono quelli.

Devo ammettere che persino ricordare questo episodio mi provoca una grande rabbia. Ricordo ancora l’imbarazzo di dover comporre, con l’aiuto dei miei amici, una scrivania e tre espositori con delle tavole di legno che definire economiche è persino eccessivo per descriverle. Mi sono guardato bene dal dire che quella robaccia ed un singolo barattolo di Vinavil per saldarle, mi erano costate 9000 €.

Per la prima volta mi accorgo che c’è qualcosa di veramente strano in tutta quella storia, e che alla prova dei fatti, la realtà è molto diversa dalla fantasia. Eppure, quello che sarebbe seguito, avrebbe superato ogni più scura ipotesi.

Non affronto in modo diretto a Carlo, ma non riesco in alcun modo più a fidarmi di lui. Lui si presenta il giorno dopo nel negozio, persino nervoso perchè a suo dire i lavori nel locale non sono stati eseguiti correttamente e l’apertura rischia di essere posticipata, perdendo così l’inizio della stagione primaverile.

Questa scelta deve essere stabilita dal formatore di AZIENDA FRANCHISOR, che solitamente tiene i corsi di formazione sul software gestionale che precedono l’apertura del punto vendita.

Puntuale come un orologio Svizzero, si presenta tale Massimilano, che sembra più un prete che un consulente commerciale. Dopo aver spiegato rapidamente il funzionamento del programma sul computer e dato qualche rapido consiglio su come fare le telefonate ai privati per invogliarli a venire in negozio a mettere in vendita la moto, servizio che dovrebbe svolgere contemporaneamente una segretaria in Svizzera, tira fuori una copia del contratto, dicendo di firmare rapidamente per garantire l’apertura nei tempi stabiliti.

A questo punto, avendo ormai pagato l’intero importo oltre i costi di ristrutturazione e minimo arredamento del locale, visto che non erano state fornite nemmeno le sedie, per un totale di circa 20000€, non c’è più scelta, bisogna firmare e alla svelta.

Massimiliano va via e mi dice che da quel momento il negozio è ufficialmente aperto.

Dell’inaugurazione congiunta di tutti i punti vendita, con la cover band dei Queen che prometteva Carlo presso una discoteca vicina, ovviamente non c’è nemmeno l’ombra.

Ad oggi mi rendo conto come un cocktail di ingenuità ed inesperienza mi abbia portato in quella situazione paradossale.

Ho finalmente una mia attività, e mi ritrovo in un negozio completamente vuoto, arredato con delle ridicole tavole di legno e qualche casco della concorrenza, senza neppure una moto all’interno.

Il dato peggiore è che sono da solo e non so assolutamente che cosa fare. Nessun passante entra in un negozio vuoto a lasciare la sua moto. A dire il vero non sembra un moto salone neppure lontanamente, quanto piuttosto un magazzino abbandonato.

Mi serve aiuto, ed avendo tenuto da parte i curricula che avevo ricevuto tramite una precedente inserzione su un quotidiano online locale, decido di chiamare una persona che non conoscevo affatto, ma sembrava avere grande esperienza del settore.

Fabrizio è stato venditore prima della sede FIAT e poi di quella RENAULT di Brindisi. Ricordavo vagamente di averlo incontrato in una di quelle concessionarie mentre cercavo la mia prima macchina. L’idea di fondo di gettarsi in ambito di motoveicoli tramite il conto vendita sembra colpirlo, ed il suo atteggiamento da fratello maggiore mi convince a proporgli una collaborazione, per il momento senza alcun contratto, visto che sono totalmente al verde ed ho bisogno prima di avviare l’attività.

Lavorando insieme a lui, acquisisco sicurezza e sembriamo dividerci i compiti in modo efficiente. Di tanto in tanto compare Carlo, che, a detta di Fabrizio è un “cravattaro”, termine dialettale per indicare un truffatore.

In una settimana non riusciamo a far entrare alcuna moto, ma in quella seguente, concedendo lo sconto totale delle 60€ di deposito, riusciamo a muovere il mercato. In tutto questo il call center dell’azienda non produce nessun risultato, se non addirittura rovinare una parte dei contatti, mentre i servizi forniti da AZIENDA FRANCHISOR sono pari a zero.

Al termine del primo mese abbiamo circa una decina di mezzi, pur senza averne venduto alcuno.

Fabrizio mi chiede un compenso di 1000 € in contanti, ed avendo lavorato costantemente tutti i giorni, mi sembra corretto accettare. A questo si aggiunge l’affitto ed ovviamente i pochissimi ricavi non bastano a coprire i costi. Devo chiedere aiuto a mia madre, che rinuncia per intero al suo stipendio per aiutarmi. Adesso mi fa molto male anche solo pensarci, la realtà di quel periodo è che non sapevo assolutamente cosa fare e neppure cosa stavo facendo.

Ben presto mi giunge una fattura di AZIENDA FRANCHISOR come Royalty di Franchising di oltre 800€, di cui 700€ come parte fissa e la restante come parte variabile per ogni moto acquisita.

In particolare, il contratto prevedeva 10€ oltre IVA da versare per ogni moto acquisita e 90€ oltre IVA per ogni moto venduta indipendentemente dal margine ottenuto.

Non lo sapevi prima? Non avevi letto il contratto? La triste risposta è si, lo sapevo, ma non ne avevo valutato la portata. Nei suoi discorsi fatti di lunghi calcoli matematici che di fatto non significano nulla, Carlo mi aveva parlato di costi aggiuntivi irrisori rispetto ai guadagni e di ulteriori entrate che lui mi avrebbe garantito per coprirli, ovvero una quota di almeno 1000 € derivante da noleggi per strutture ricettive, che avrebbe realizzato su mezzi nuovi tramite un accordo con un’azienda partner, ed altre 1000 € come consulente commerciale per la Puglia che mi avrebbe riconosciuto AZIENDA FRANCHISOR una volta che io, essendo troppo sveglio, avrei preso il suo posto, perchè promosso su scala nazionale. Quell’uomo conosceva bene il mio narcisismo da attore.

Ovviamente non si era verificato nulla di tutto questo, a parte i costi, puntualissimi ad arrivare. Bisogna anche specificare che oltre a non essere troppo sveglio, ero esattamente l’opposto, ovvero un pollo che si era lanciato da solo nella padella con tanto di spezie e patate.

E’ stato qui che commesso un altro grave errore, forse il peggiore, quello che mi ha messo in scacco matto. Trovandomi in estrema difficoltà, ho deciso di occultare ogni cosa che fosse avvenuta nel negozio per non dover aggiungere a questi costi anche quelli delle tasse, e per cercare di tenere al minimo le fatture mensili di AZIENDA FRANCHISOR.

Avrei fatto risultare le vendite come restituzioni, non citate nel contratto, sia sul programma aziendale che sul registro degli affari, commettendo quello che di fatto è un illecito, se non nei confronti del Franchising, sicuramente in quello dell’erario.

Non avevo calcolato bene che il software gestionale dell’azienda tenesse conto delle acquisizioni, altrimenti non avrebbe permesso la promozione delle moto sul web, e che la società che forniva i finanziamenti fosse in contatto diretto con AZIENDA FRANCHISOR, oltre al fatto che durante le visite, Carlo appuntava qualsiasi cosa si trovasse, o magari non si trovasse più, nel punto vendita.

Avviso Fabrizio che dobbiamo riorganizzare il lavoro. Io mi occuperò di acquisizione e ricerca clienti, e lui di lucidatura delle moto e delle vendite. Accetta, con il solito garbo, eppure, nel mese successivo, sembra cambiare completamente.

Chiamo l’amministratore delegato dell’azienda, e mi dice che mi consente di posticipare il pagamento della fattura del primo mese.

Paradossalmente, in questo secondo mese i risultati arrivano, con un incremento notevole delle acquisizioni e persino qualche vendita, ma i limiti del business diventano sempre più evidenti.

In primis, non sempre i clienti hanno a disposizione delle moto funzionanti ed assicurate da portare nel negozio, ed occorre ritirarle da garage privati, guidandole, laddove funzionassero, con tutti i rischi del caso. A questo punto, i proprietari, spesso non sono disposti a sostituire i pezzi difettosi per renderle regolarmente marcianti ed è praticamente impossibile riuscire a guadagnare grandi cifre da un singolo veicolo, poiché sommando il sovrapprezzo previsto nel business plan di AZIENDA FRANCHISOR al prezzo richiesto dal titolare del mezzo, spesso il costo dell’usato supera addirittura quello del nuovo.

Il risultato è che si acquisisce e si vende con margini ridicoli, che vengono totalmente inglobati dal Franchising con le 10€ oltre IVA per ogni acquisizione, 90€ oltre iva per ogni vendita, senza contare la garanzia sul venduto che AZIENDA FRANCHISOR presentava come opzionale, ma che è in realtà obbligatoria, per sollevare il punto vendita dalla responsabilità diretta sui difetti del mezzo per il primo anno di circolazione.

Tutto questo, come è ovvio che sia, Carlo si era ben guardato dallo specificarlo, guadagnandosi ormai la mia totale diffidenza e l’antipatia di Fabrizio, che tuttavia, sembra essere cambiato persino nei miei confronti ed in quelli dei clienti, comportandosi in modo costantemente nervoso e persino irascibile.

Non avevo alternative per sostituirlo, e soprattutto era ovvio come al minimo aumentare dei margini i costi raddoppiassero, costringendomi a fare delle scelte sbagliate come l’occultamento delle vendite.

Ben presto, l’azienda si rende conto del mio comportamento e mi comunica che devo chiudere, ad appena due mesi dall’apertura, rimettendoci, nel migliore dei casi, le 20000€ spese, a cui aggiungere la restituzione di tutte le 60€ di deposito incassate ed una penale di 25000€ da riconoscere al Franchising per danni alla rete di vendita.

Chiamo l’amministratore delegato della AZIENDA FRANCHISOR, il quale imperturbabile ed impassibile, mi intima di pagare immediatamente le Royalty arretrate e chiudere le serrande. Alla mia domanda su come potessi trovare un modo per recuperare le 20000€ spese, mi risponde che non gli interessa assolutamente nulla della mia situazione personale ed economica.

E’ qui che entra in scena Carlo, che mi chiede di appianare le divergenze e trovare una soluzione che mi consenta di recuperare parte dell’investimento e non avere ulteriori spese. Mi ritrovo nuovamente senza alternative, e non posso che accettare la sua offerta.

Mi chiede di seguire con attenzione il percorso che lui mi dirà, ovvero andare in banca e ritirare 4100€, di cui 3000€ per pagare Egidio, il titolare di una Vespa 125 che era stata venduta, a poco più di quella cifra, e 1100€ per attivare tutte le garanzie che non erano state attivate sulle moto. Quindi, di mandare una mail a AZIENDA FRANCHISOR in cui si chiede di esercitare il diritto di prelazione a rilevare il punto vendita, avendo già trovato un acquirente.

Mi rivela che questo acquirente è un amico di Fabrizio, che si rivelerà presto essere Fabrizio stesso, il quale aveva rivelato all’azienda il mio tentativo di nascondere le vendite, dietro la possibilità di rilevare il negozio a soli 5000€ e la solita promessa di fare il consulente commerciale in Puglia a 1000€ al mese al posto di Carlo, che sarebbe stato promosso chissà dove.

Mi reco con Carlo in banca, ritiriamo i soldi e li mettiamo in una busta. Torniamo in negozio e cerco un confronto con Fabrizio, il quale nel frattempo è impegnato a parlare con il suo avvocato chiedendo se mi può fare una vertenza sindacale non avendo avuto regolare contratto, pur avendo interamente incassato i 2000€ richiesti, direttamente dallo stipendio di mia madre.

Sconvolto, decido di andare al bar per fare una pausa, ed al mio rientro non trovo né Carlo né la busta con i 4100€. Allontano Fabrizio dal locale e decido di andare prima di tutto alla Guardia di Finanza, per rivelare di aver commesso un illecito e chiedere le modalità di sanare la situazione. Mi dicono che trattandosi di soli due mesi di attività è sufficiente recarsi dalla commercialista ed emettere tutte le fatture non emesse prima.

Eseguo alla lettera le indicazioni che mi sono state fornite, e chiedo a AZIENDA FRANCHISOR di sbloccare il software gestionale, da cui sono stato inibito nel frattempo, per poter segnalare tutte le moto vendute. E’ l’occasione per mandarmi una nuova fattura per Royalty Mensile che supera i 1000€.

A questo punto, l’unica cosa che posso fare è accettare il fallimento e proseguire oltre, cercando di non incorrere in ulteriori spese o problematiche di tipo legale. Eppure, non c’è limite alle sorprese.

Mi contatta Egidio dicendo di non aver ricevuto i soldi per la sua Vespa 125 e che presto avrebbe sporto denuncia nei miei confronti. Decido di raccontargli la situazione e metterlo in contatto con Carlo, che ne approfitta per accampare scuse sempre più fantasiose e portarlo all’esasperazione. Verserà le 3000€ solo quando scoprirà che Egidio, oltre ad essere un appassionato di moto, è padre di un Carabiniere. Per quanto riguarda le 1100€ delle garanzie da attivare sulle moto usate, non ne ho notizia.

Fabrizio, dopo aver partecipato attivamente alla creazione del paradosso, si ritira dall’affare, ma Carlo ha un asso nella manica. Dopo aver ricevuto richiesta di uscita dal Franchising dai centri di Aprilia e Massafra, ha un solo modo per mantenere il negozio di Brindisi, ed è venderlo ad Enzo, titolare del negozio di Manduria, che nonostante, a suo dire, non sia ancora in rampa di lancio, sta pensando bene di aprirne un altro.

Ci incontriamo tutti e tre per firmare una scrittura privata in cui Enzo si assume crediti e debiti del locale per intero, oltre che le utenze, l’affitto e tutto ciò che è di competenza della sede di Brindisi. In cambio, mi consegna un assegno bancario postdatato di tre mesi del valore di 5000€. In tutto questo, Fabrizio rinuncia a farmi vertenza per lavorare come dipendente di Enzo.

L’unica richiesta immediata dell’imprenditore di Manduria sono 360€ per una pubblicità cartellonistica, che avrebbe provveduto egli stesso a saldare. Li esige con insistenza, in contanti, per non far saltare l’accordo.

Neppure nelle più drammatiche fantasie poteva configurarsi una situazione del genere, ma sono costretto ad accettare. E’ strano come basti una firma per vedere evaporare i risparmi della mia famiglia e le mie speranze in un lavoro autonomo.

Per quanto provi un senso di umiliazione, dall’altro lato devo ammettere, con un altro tocco di vergogna, di essere comunque contento che il negozio resti aperto. Una chiusura repentina avrebbe reso ancora più pubblico il fallimento. Ne uscivo senza ulteriori debiti, ma con la ferita aperta di dover toccare la disperazione di mia madre, ogni volta che la guardavo negli occhi.

Poco dopo la cessione della mia attività sono andato a trovare Antonio, per aiutarlo a portare avanti la chiusura del punto vendita di Massafra, quello in cui era stato girato parte del vostro servizio sugli orologi contraffatti, e che risultava avere esattamente le stesse problematiche di quello che era stato il mio.

Antonio aveva gestito un forno nel Nord Italia e quel lavoro gli aveva letteralmente spaccato la schiena. Tornato nella terra d’origine, aveva deciso di investire i suoi risparmi ed i proventi derivanti dalla vendita della panetteria, costruendo un’attività basata sulla sua passione per le moto.

Gentilmente invitato a cena a casa sua, ho constato come avessimo vissuto un’esperienza perfettamente parallela. Mentre mi raccontava nella difficoltà di acquisire e vendere veicoli usati, potevo anticipare le sue parole, e viceversa. Allo stesso modo, erano perfettamente identiche le favole che gli erano state raccontate da Carlo, un miscuglio indistinto di banalità, promesse, una su tutte quella delle famose 1000€ al mese come consulente commerciale di AZIENDA FRANCHISOR in Puglia, ed altri lunghi giri di parole che non significavano nulla, alle quali avevamo comunque la colpa di aver creduto, affidandogli soldi e speranze.

A proposito, il nostro amico di Sassuolo, non è ancora uscito di scena. A ridosso della scadenza dell’assegno bancario di 5000€, ha il coraggio di chiedermi un altro assegno, questa volta rivolto a lui, di 1500€, che sarebbero le competenze che ho effettivamente incassato come provvigioni per l’accensione di finanziamenti nella vendita delle moto, a cui avrebbe risposto facendomi un bonifico di 5000€ dal suo conto tramite cellulare. L’operazione mi sembrava a dir poco discutibile, e gli ho chiesto di attendere prima l’incasso dell’assegno che Enzo aveva dato a me. A quel punto, si è infuriato e non l’ho più visto.

Quello che posso dire con certezza è che l’assegno bancario di 5000 € è stato, come prevedibile, respinto per mancanza parziale o totale di fondi, che Fabrizio è stato allontanato dal negozio in quanto ha minacciato di fare vertenza sindacale anche ad Enzo, il quale ha poi deciso di aprire il punto vendita di Brindisi una volta alla settimana, non riuscendo a gestirne due.

L’azienda che concede la pubblicità cartellonistica aspetta ancora le sue 360€.

Eppure, quando ho chiesto spiegazioni ad Enzo circa la mancanza del suo assegno bancario, mi ha risposto, benchè la cosa non risultasse da alcuna parte sulla scrittura privata, che era vincolato all’ottenimento delle 1500€ di credito, non calcolabili alla firma dello stesso in quanto non ancora maturate, e che per questa ragione mi definiva un truffatore e aveva fatto esposto nei miei confronti presso la Guardia di Finanza, bloccando così l’assegno bancario di 5000€, che per legge, non si può bloccare.

Ovviamente, non è possibile intentare cause direttamente contro AZIENDA FRANCHISOR, in Svizzera, dove hanno eletto il foro competente per ogni eventuale controversia, benchè operino essenzialmente in Italia.

Dovendo fare un bilancio complessivo della vicenda, da Aprilia a Brindisi, ne uscivamo tutti impoveriti e sconfitti, con l’unica eccezione di un’azienda che ovviamente ha speculato sulle speranze di imprenditori o aspiranti tali, più o meno giovani o preparati, e di un consulente commerciale di Sassuolo, che ha guadagnato sicuramente delle buone percentuali da ognuna di queste operazioni, persino due volte nel mio caso.

Una recente ricerca online di mio cugino, che ammetto avrei dovuto eseguire prima di lui, racconta che nel 2010, una sedicente società di servizi aveva truffato decine e forse centinaia di risparmiatori, facendo consegnare a finti tecnici di lavatrici degli acconti per la sostituzione di schede elettroniche, poi mai consegnate. L’azienda era composta da un amministratore delegato di Reggio Emilia, rappresentante legale, e da un semplice socio di Sassuolo, tale Carlo Rossi.

Per quanto mi riguarda, questa storia poteva anche finire qui. Non avvertivo il bisogno di condividerla e credevo fosse una vicenda per la gran parte circoscritta al Sud Italia, dove probabilmente hanno abboccato molti creduloni, me compreso.

Tuttavia, ricevo una chiamata da Antonio di Massafra. Si è ripreso ed abbiamo deciso di tenerci in contatto per tenere traccia di esperienze simili alla nostra e fornire sostegno ed amicizia a chi se ne trovasse coinvolto. Fino ad allora non ve ne era mai stato bisogno, eppure c’è una novità. Nicola, della provincia di Parma, si trova indebitato per oltre 100000€, e sembra sull’orlo di una crisi di nervi, per essere diplomatici.

Decido di contattarlo ed ascolto lo stesso identico e preoccupante copione, se non fosse che Nicola ha resistito molto più dei due mesi in cui abbiamo lavorato io ed Antonio, aumentando i suoi debiti in maniera impressionante.

Anche all’imprenditore della provincia di Parma è toccato avere a che fare con il solito personaggio e con l’amministratore delegato di AZIENDA FRANCHISOR. Mi ha riferito le stesse identiche parole, condite da quell’assoluta mancanza di empatia che avevo ascoltato io.

A quanto pare, l’unico centro attivo rimasto in Puglia è Lecce, mentre al Nord Italia sono già in tanti ad affrontare le difficoltà che Nicola sta conoscendo adesso.

Quello che mi preoccupa è che in tantissimi hanno paura di accendere i riflettori su questa vicenda assurda, che immagino non sia unica nel panorama dei Franchising, per paura di essere reputati dei falliti o ancora peggio, dei creduloni.

Sia chiaro, siamo stati tutti ingenui, e spero ci serva almeno di lezione, tanto i soldi non ce li renderà nessuno, tantomeno AZIENDA FRANCHISOR, ma è evidente, data la ripetitività di queste storie, che esiste un meccanismo di fondo ben strutturato volto ad illudere ed immagazzinare velocemente i soldi di aspiranti imprenditori o semplicemente persone in cerca di lavoro che non trovano sbocchi professionali come dipendenti, portandole a gettare il frutto di anni di sacrifici, propri o altrui, nella mani di personaggi senza scrupoli, per poi arrivare ad indebitarsi in modo preoccupante.

A fronte di tutto questo, ritengo sia doveroso da parte mia, che ho trovato la motivazione di riaprire la ferita e raccontarvi i dettagli di tutta questa agghiacciante storia, provare ad accendere i riflettori su una vicenda che ha molte più ombre che luci.

Se tramite questo impegno avrò impedito anche ad una sola persona di commettere il mio stesso errore, e fidarmi di personaggi senza scrupoli pur di inseguire una stabilità economica che non è che un’effimera illusione, se non maturata e costruita con fatica ed innumerevoli tentativi, allora il mio dolore e le notti insonni avranno avuto un senso.

 

Hai vissuto o stai vivendo una situazione problematica nel franchising? Scrivi qui sotto e sfogati, non tenerla per te. La commenteremo insieme.

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