Apr
22
2013

Franchising Ottica: vediamoci chiaro

Analizzando le statistiche relative all’andamento del franchising in Italia, eccezione fatta per un periodo di stasi tra il 2010 e il 2011, è abbastanza semplice notare come questo settore registri ogni anno una crescita in termini di fatturato, aperture di punti vendita, avviamento di nuove reti e via dicendo. Insomma, il franchising pare non risentire della crisi, tutt’altro.

Tuttavia, senza scomodare il solito pollo, è pur vero che stiamo parlando di statistiche. Questo vuol dire che accanto a buoni franchising, a volte vere e proprie eccellenze, ci sono pure iniziative destinate a finire male, improvvisate, superficiali, a volte truffaldine. In questo blog abbiamo parlato più volte delle une e delle altre.

Tra i settori su cui puntare, con tutte le accortezze e i controlli del caso, abbiamo nelle scorse settimane parlato di gelaterie, di grotte di sale, di stralci immobiliari e altri. Per approfondimenti vi rimando ai rispettivi articoli.
Questa settimana ne aggiungiamo un altro: il franchising ottica o, se preferite, il franchising degli occhiali. Vale la pena puntarci?

Iniziamo a dire che si tratta di un settore dove operano prevalentemente franchisor di buon livello, con proposte di affiliazioni non propriamente a buon mercato ma piuttosto affidabili. Si tratta inoltre di un settore in linea di massima esente da crisi, o comunque abbastanza protetto, almeno per quanto riguarda gli occhiali da vista.

Cosa serve per aprire un negozio di ottica? Tanto per cominciare, un titolo di ottico optometrista. Questo aspetto è un requisito fondamentale. Attenzione: in circolazione vi sono franchisor che pubblicizzano il fatto che tale requisito non è necessario. Personalmente non ho approfondito il perché di tale affermazione, visto che non è veritiera. Può darsi che dietro al messaggio pubblicitario si intenda semplicemente dire che l’aspetto può essere bypassato assumendo un optometrista, il che corrisponde al vero. Tuttavia occorre aprire bene gli occhi su tale aspetto.

Il diploma di laurea in optometria, che non va confuso con la laurea in oculistica, prevede tre anni di studi universitari, e non permette di prescrivere medicinali. Si tratta quindi di un’attività sanitaria, che consente di utilizzare strumentazioni e prescrivere lenti, ma non medica. E’ in effetti possibile assumere un optometrista, qualora uno dei soci non lo sia, e in tal modo ottemperare alla legge.

Quante persone servono per gestire un punto vendita? Almeno due. E’ pur vero che alcuni franchisor permettono l’apertura anche con un solo addetto (suggerendone però due), ma di fatto per una persona sola la gestione è piuttosto problematica.

Indispensabile un’ottima collocazione del negozio, sia in termini di bacino d’utenza sia in termini di collocazione. Ideali i centri storici e, in misura minore, i centri commerciali. Attenzione a questi ultimi: è sempre più diffusa l’abitudine di questi centri di allestire un corner di ottica all’interno del supermercato, facendo così concorrenza al negozio posto in corsia a cui magari lo stesso centro commerciale ha affittato precedentemente i locali.

Una prerogativa del negozio di ottica è anche quello di poter affiancare altri articoli alle lenti e agli occhiali da vista. Si pensi agli occhiali da sole, ai cannocchiali, ai telescopi, ai prodotti per detergere le lenti a contatto e via dicendo. Proprio gli occhiali da sole possono rappresentare un ottimo canale per i punti vendita in zone turistiche (specie se balneari). Tenete presente però che il business sta nelle lenti da vista, e che tutto il resto va visto come complemento.

Per poter esercitare l’attività occorre naturalmente l’iscrizione alla Camera di Commercio nonché il deposito del titolo di optometrista presso la ASL di competenza. La stessa ASL dovrà anche rilasciare l’attestazione di idoneità igienico sanitaria dei locali.
A ciò si aggiungono le normali incombenze di qualsiasi attività commerciale.

Punti di forza dei franchising di ottica: oltre a quelli già citati, aggiungerei i corposi ricarichi, che offrono un’elevata marginalità, e il fatto di essere un’attività legata alla salute, settore che solo marginalmente potrà mai essere toccato dalla crisi. Per un punto vendita di medie dimensioni e in buona posizione è abbastanza agevole fatturare tra i 250.000 e i 300.000 Euro l’anno.

Veniamo alle note dolenti. Quanto costa avviare un franchising di ottica? Non è certamente tra i più economici. Si parte da 70.000 Euro ma può superare facilmente i 100.000. Ecco perché è tipicamente un settore da valutare in presenza di più soci. Stiamo parlando però di un’attività che può veramente garantire un futuro professionale, contrariamente a molte altre apparentemente più economiche ma di dubbia efficacia.

Un’altra criticità viene segnalata, peraltro in casi sporadici, nella tendenza dei franchisor a imporre linee di prodotti unificate per tutti i punti vendita, a prescindere dalla collocazione geografica. In realtà le esigenze della clientela possono risultare differenti a seconda della zona (abbiamo già citato l’aspetto legato alle località turistiche) e ciò potrebbe rappresentare un impedimento.

Per finire, tenere presente che ciò che fidelizza il cliente nel settore sanitario è la competenza del personale. In altre parole, non è roba per improvvisatori. Se non avete la competenza necessaria, ad esempio perché la possiede solo uno dei soci, sarà bene farsela in fretta, studiando e applicandosi. Altrimenti si pensi a qualcosa di diverso.

Roberto Zaretti

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