Feb
27
2017

Franchising: Storia di un Incubo

Non è tutto oro quello che luccica. Leggi questa Storia Vera

franchising truffa universal trentoAuthor: Roberto Zaretti

Quando avrete terminato di leggere questo articolo, la vostra opinione sul franchising ne uscirà stravolta. Forse è un bene, nel nome della trasparenza che questo blog ha sempre perseguito, forse è un male, visto che comunque di franchising ci occupiamo.

Questa è la storia vera di una delle tante proposte franchising, nate e morte nel giro di un paio d’anni, dopo aver gettato sul lastrico decine di famiglie. Il tutto grazie al permissivismo della giustizia italiana, che spesso consente ai responsabili di tali disastri di farla franca e ai poveri diavoli di leccarsi le ferite per tutta la vita.

Facciamo una premessa: ogni fatto riportato è ampiamente documentabile e agli atti presso il tribunale di Trento. Quindi, a disposizione di chiunque nutrisse dubbi a riguardo, compresi i diretti interessati.

Qualche anno fa, un’azienda produttrice di impianti solari termici, con sede a Trento, sfruttando da una parte il buon momento che le energie rinnovabili stavano attraversando in Italia grazie agli incentivi, e dall’altra il fatto che i trentini godono fama di efficienza e serietà, decide di allargare il proprio raggio d’azione dall’ambito locale all’intero territorio nazionale, con la formula del franchising.

“Cosa serve per avviare un franchising? Nulla che non sia già in azienda. Gli impianti li sappiamo fare (cosa che si rivelerà un eufemismo) gli impiegati li abbiamo, facciamo qualche depliant e compriamo qualche pagina su Millionaire”.

Detto fatto. Il mese dopo il “franciasing” è operativo. Certo, non sanno neppure come si scrive, ma questa è un’altra storia.

Comincia l’arruolamento degli sventurati, pardon, degli affiliati. Naturalmente, questi signori, il franchisor per intenderci, non hanno mai neppure sentito parlare della legge 129 che regolamenta le affiliazioni commerciali, quindi non si sognano neppure di applicarla.

Niente contratto consegnato 30 giorni prima della firma, niente manuale operativo (non sanno neppure a cosa serva). Niente business plan, break even point. Nulla di nulla.

Sono convinti che sarà sufficiente la voglia di entrare nel business del solare a smuovere la gente. E hanno ragione. Anzi, occorre pure affrettarsi, perché c’è sempre qualcuno già interessato alla tua zona.

Ecco che i contratti si firmano dal benzinaio, al ristorante, nel giardino di casa. Basta vendere un’affiliazione, alla modica cifra di 54.000 Euro. Il business è quello. Due pagine di contratto. Ci sono clausole vessatorie? Chi se ne frega. Che sarà mai?

Parte la rete franchising. E dopo una settimana è già un problema. Come potrebbe essere diversamente, considerato che il franchising non è stato testato su alcun punto pilota?

Tra le perle dell’offerta si annoverano:

  • assistenza tecnica, amministrativa, commerciale all’affiliato pari a zero. Non è stata prevista una figura di riferimento che assista gli affiliati. Il responsabile franchising deve andare in giro per l’Italia a vendere affiliazioni, e comunque non avrebbe la competenza per farlo.
  • Il direttore tecnico (altro eufemismo) risponde un paio di volte al cellulare, ma solo se gli stai simpatico. Comunque, la terza volta si scoccia, e anche se te lo lavori portandolo a pranzo ogni tanto, non ottieni nulla.
    Il direttore commerciale è repellente di suo, quindi inutile farci conto. Insomma, un delirio.
  • mancanza di logistica per i trasporti: consegne in ritardo, clienti che si ritrovano gli impianti scaricati in un posteggio dal trasportatore che non ha avvisato nessuno e non ha tempo da perdere, boiler che non passano dalle porte, componenti mancanti, diversi da quanto ordinato, rotti, e amenità del genere. “Che vuoi che sia dover dire al cliente che deve buttare giù una porta perché abbiamo sbagliato le misure del boiler? Tutti sbagliano!”.
  • montaggio degli impianti a carico dell’affiliato, che magari faceva il tappezziere fino al giorno prima. All’avviamento vengono promessi gli installatori dalla sede, buona parte dei quali incompetente, ma comunque non in grado di raggiungere i luoghi più remoti della penisola, se non con costi esorbitanti caricati all’affiliato, e da questi al cliente
  • pubblicità zero. Quello che dovrebbe essere il motore di qualsiasi attività commerciale, in realtà viene meno. “Non è vero”, si giustificheranno in tribunale mostrando una rivista. “Ecco la pubblicità su Millionaire!” Peccato che la pubblicità sia finalizzata ad acquisire nuovi affiliati, non allo sviluppo del brand.
    L’unica volta che, dopo le proteste degli affiliati, decidono di acquistare mezza pagina su una rivista di ristrutturazioni immobiliari, il costo viene caricato agli affiliati.

Trascorre qualche mese, e i primi impianti vanno in funzione. Ovviamente, essendo stati fatti senza alcun criterio, alcuni perdono, altri si rompono, altri ancora creano problemi all’impianto di casa. L’azienda non solo non è in grado di risolvere i problemi, ma neppure si ripromette di farlo. Ogni affiliato viene lasciato a sé stesso. Con i risultati che si possono immaginare. E chi si lamenta viene eliminato dal gruppo, non lo si invita più alle riunioni, non gli si manda più né materiale né ricambi.
Come se anziché una rete in franchising si trattasse di una partita di briscola.

Partono le prime cause. Naturalmente i clienti citano a giudizio gli affiliati, avendo acquistato da loro, non la casa madre, la vera causa di tutto, che rimane coperta. Qualche affiliato, avendoci messo la faccia, ripara gli impianti del cliente a proprie spese, perchè naturalmente l’azienda non fornisce alcun ricambio. Altri, coloro che non possono permettersi di farlo, rimangono alla mercé di insulti e minacce da parte dei clienti, pur non avendo il più delle volte alcuna responsabilità diretta ma solo contrattuale.

Nel frattempo scoppia la moda del fotovoltaico. L’azienda non ha alcuna esperienza nel settore, ha sempre fatto solo solare termico.
Stando alle competenze del direttore tecnico, colui che dovrebbe rappresentare il punto di riferimento per tutti, un pannello fotovoltaico potrebbe tranquillamente servire per grigliare le salsicce nel fine settimana.
Ma è un occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Così vien deciso di saltare sul carro, affiancando l’offerta del fotovoltaico a quella degli impianti solari termici. Che ci vuole? Basta fare un catalogo nuovo.

Gli affiliati cominciano a vendere anche gli impianti fotovoltaici.

Purtroppo, chi progetta gli impianti in azienda faceva il geometra fino al giorno prima. Stessa cosa per gli installatori, che non avevano mai visto un fotovoltaico. Risultato: lo stesso di prima.

Ma qui c’è un problema in più. Ed è un grosso problema: gli impianti di una certa potenza sono stati venduti ad aziende, non a privati. E gli imprenditori si incazzano se la loro azienda mette a budget qualche centinaia di migliaia di euro per un impianto che non funziona, e che magari ferma pure la produzione.

Risultato? Quello di sempre. I clienti fanno causa agli affiliati. E’ un’ecatombe.

I primi affiliati cominciano a chiudere. Quelli con qualche disponibilità economica residua si riuniscono, capiscono che il problema è grave ed è di tutti, e decidono di fare causa all’affiliante. Una moltitudine di cause, perché ormai gli affiliati in difficoltà sono svariate decine. In pratica, tutti.

Il tribunale di Trento viene letteralmente sepolto da richieste a procedere, al punto che il gatto e la volpe, i titolari dell’azienda in questione, passano più tempo nelle aule dei tribunali che nei rispettivi uffici. Pure i giudici fanno le smorfie scocciati quando li vedono, perché ormai hanno capito l’antifona, sebbene debbano ovviamente attenersi alla legge.

I procedimenti partono, e dopo circa tre anni si concludono. Come? Ovviamente tutti con pesanti condanne per l’azienda affiliante. Centinaia di migliaia di euro di risarcimenti, per intenderci.

A questo punto si potrebbe pensare che gli affiliati, avendo vinto la causa, abbiano potuto brindare e recuperare almeno il denaro dell’affiliazione. Nient’affatto. Non vedranno un centesimo.

C’è infatti un piccolo dettaglio a fare la differenza: la società affiliante era una srl. Una società a responsabilità limitata. Una società che può agevolmente sparire senza che i titolari debbano rispondere con i propri capitali personali, nel frattempo cresciuti a dismisura, ma solo con il capitale sociale.

Cosa fanno i nostri eroi? Visti i tempi biblici della giustizia, hanno tutto il tempo di dichiarare fallimento, svuotare l’azienda portando via anche i posacenere, cambiare nome, e ripartire con un nome diverso con buona pace degli affiliati, che si ritroveranno pure le spese degli avvocati da sostenere.

L’azienda non sposta neppure gli uffici. E neppure cambia gli impiegati. Stessa azienda, stessa location, stessi prodotti, stesse facce. E’ bastato dichiarare il fallimento, cambiare nome, farsi disegnare un nuovo logo e fare un nuovo sito.

Ma come? Non è evidente che sono sempre loro? Che si tratta della stessa azienda? Lo è, ma non per la legge italiana.

Non è finita. Il tribunale, emesse le sentenze, chiede alla parte soccombente le spese legali. Ma l’azienda è fallita, quindi non paga. Chi paga? La legge prescrive che se chi ha perso la causa non paga, è possibile rivalersi su chi l’ha vinta.

E partono le cartelle di pagamento per gli affiliati. Sempre loro. Circa 4.000 Euro cadauno. Chi non paga finisce in mano a Equitalia.

Il resto della storia è facilmente immaginabile.

Questa vicenda, che può apparire singolare a chi guardi le cose dall’esterno, rappresenta invece una realtà consolidata nel mondo del franchising. Ovviamente, accanto ad aziende come queste, ce ne sono altre che lavorano seriamente, ma capire con chi si ha a che fare, per un profano è decisamente difficile.
Attenzione a pensare che l’esperienza descritta sia un caso estremo. Non è affatto così.

Ecco perchè su questo blog abbiamo sempre caldeggiato il fatto di rivolgersi a un consulente prima di firmare qualsiasi cosa.

Hai vissuto un’esperienza simile? Hai avuto problemi con il franchising? Scrivi qui sotto. Lo commenteremo insieme.

Sull'autore:

6 commenti+ commenta

  • Storia da incubo da raccontare? si! eccome..e dopo anni non riesco a togliermela di dosso..
    era il 2000 inizio 2001, Ho sempre desiderato avere un’attività che mi permettesse di lavorare da casa cosi da poter stare con i miei figli ( allora piccolissimi), e qui che decido di guardare i franchising, ne avevo sentito parlare da una mia amica che aveva avviato la sua attività cosi ( diversa da quella che poi avrei scelto io..).
    Quando dopo varie settimane ne trovo una, che mi pare fare al caso mio.
    Ai tempi non giravano molti siti internet per aziende e privati,o per lo meno..erano pochi.
    Mi rivolsi alla camera di commercio di settore, feci ricerche per chiedere informazioni su questa azienda ecc.per esser sicura…andai due volte fino a Bologna ( quasi 300 km)per parlarci di persona, vedere se era “reale”,ecc
    Scelsi di lavorare dì come provider, occupandomi dell’assistenza dei siti internet, il mio compito era. andare agli appuntamenti che la casa madre, il franchisor mi passava, prendere dati, fare foto, creare una bozza del sito,il tutto in una mezza giornata max un paio di giorni se il cliente voleva determinati componenti, ecc e inviare il tutto alla casa madre per la creazione finale ecc, avrei guadagnato una percentuale per ogni sito.
    venne a casa mia l’Addetto , chiamiamolo cosi, per la lettura del contratto, ed era tutto ok, diritto di recesso entro 30 giorni, assistenza 24h24, ecc.ecc. lo feci vedere ad un amico avvocato, e tutto era ok..cosi firmai e pagai ai tempi la modica cifra di 18 milioni di lire.
    Mi consegno ,materiale cartaceo ( timbro, carta e buste intestate,pc nootebok… per iniziare subito bene di circa 20 contatti di aziende che volevano fare il sito internet, alcune anche molto conosciute della mia zona, e iniziai con tutto l’entusiasmo…
    peccato che:
    1) andai come da contatto,nelle aziende,di persona, perchè era più ” professionale”,beh..ci sarei arrivata anche io…, beh, la prima, non sapeva nemmeno chi fossi e nemmeno aveva mai sentito parlare di questa !azienda, “provider…
    pensai, magari ci ha ripensato.., e continuai con la seconda, e..idem..cosi per la terza e per la quarte ecc.ecc..
    Addirittura, ricevetti anche offese pesanti, perchè “dovevo finirla di importunarli al telefono!” ( mai chiamati)..e cosi..capii presto che quei contatti erano stati presi da qualche rubrica telefonica, a caso, magari la mattina stessa che mi erano stati consegnati.
    telefonai e prima gentili, ma no..insista…li convinca! e qui..risposi, non è il lavoro che ho stipulato con lei, non erano gli accordi”, e allora iniziarono a non rispondere al telefono, a rispondere seccati…offendere..ecc..
    inviai loro la raccomandata con ricevuta di ritorno per recidere il contratto, non erano passati 30 giorni..anzi, nemmeno 10… Mi telefonarono dicendomi che non potevo farlo, che loro avevano conseguito a tutte le regole del contratto: consegna materiali, pc,e contatti..precisando “possibili contratti”, e li mi incavolai, mandandogli evidenziato copia del contratto dove riportava che l’acquisizione dei clienti era compito della casa madre, e non mia..
    Sparirono dalla circolazione! mi rivolsi al libero patrocinio, per farmi assistere da un legale…che ( lasciamo perdere…va) pareva assistesse loro..e non me…, a cui si affianco ad un’altro avvocato di Bologna , perchè più comodo.. non so quanti soldi tirammo fuori..oltre alla perdita di sonno e nervoso, 10 anni siamo andati avanti!!! 10!! non so i soldi dati agli avvocati, che ancora oggi..non ho ricevuto fattura..tutto in nero, perchè erano soldi di amministrazione!!, andai a Bologna 3 volte! in tribunale, dove la prima volta notai una cosa strana, che accanto all’ufficio dove aspettavo, e nel corridoio, c’erano sulla porta i nominativi di chi in causa, vi trovai 7 porte con il nome del “mio” provider! Incontrai il loro avvocato e parlammo con l’assistente di ufficio ( segretaria..o simile) del Giudice, che quando tocco a me..spari! e dopo due domande..fattemi in presenza del mio legale e del loro, il loro legale..si alzo e disse che lui si sottraeva e lasciava la causa, perchè non voleva entrarci in una situazione e storia simile ( ????), e fuori dall’ufficio mi disse ( il loro avvocato) lasci perdere..questa storia finisce solo male e io non voglio rovinarmi la reputazione (????) tornai in tribunale altre 6 mesi dopo e 2 anni dopo…non venni MAi ascoltata da nessun giudice..nulla..solo in attesa in un corridoio e null’altro…
    Mi arrivo a casa la lettera dell’avvocato che riportava che io avevo perso…e che avrei dovuto pagare il loro avvocato, circa € 6000!!! gli avvocati che dovevano assistere me..avendo tutte le carte in regola, per riavere i miei soldi..non li vidi mai più! erano dalla “loro” parte ..mai difeso me…
    Mesi dopo scopri su un sito “Aduc” che erano ben 639 le persone i causa con questa società!
    per irregolarità contrattuali, denunce varie, tra cui due per molestie sessuali e raggiro…
    Il proprietario era scappato in Brasile.. e ancora oggi, le cause vanno avanti, la rabbia di alcuni che supportati e assistiti male hanno perso la causa, e altri, che si sono fatti supportare da associazioni di consumatori, un legale per piu persone ( cosa che mai mi è stata proposta da quello/a che doveva assistermi,)…tanta rabbia..e adesso difficile fidarmi…specialmente quando penso, la crisi finanziaria che ha creato alla mia famiglia… tra affiliazione, legali ecc ho perso € 30 mila!

    • Ecco un’altra storia da incubo, che non fa che confermare che quanto riportato nell’articolo non è certo un caso isolato.
      Donatella, mi sorge un dubbio. Mi par di capire che risiedi a 300 km da Bologna, ma che le cause si siano tenute presso il tribunale di Bologna. Se il contratto è stato stipulato con una persona fisica (tu) il Foro competente avrebbe dovuto essere la tua residenza, non quella dell’affiliante. E un avvocato, a cui dici di aver mostrato il contratto, avrebbe dovuto accorgersi di tale clausola vessatoria

  • Non sarebbe il caso di fare nome e cognome degli affilianti, dell’aziende affiliante?
    Anche perchè non si svelerebbe nulla di segreto, essendoci stato un processo, che è pubblico.

  • Quante storie, mioddio…..averle sapute prima ‘ste cose!!
    Buttati 30 mila euro, denunce e cause inutili, depressione e attacchi di panico. Quanto sono stato male, che vergogna…
    Inutile dirvi, miei cari, che ho pensato più volte al suicidio, non so come io abbia fatto a resistere. E come me, altri franchisee distrutti, il marchio in questione ha fatto più danni della peste del 1347, decine e decine di persone rovinate completamente. Ma è possibile che nessuno dica nulla a livello nazionale? Ci sono truffe spaventose, porca miseria.
    Cmq grazie al gestore di questo sito, molto utile. Averlo conosciuto prima….

    PS.: anche il mio avvocato non si accorse di certe clausole vessatorie sul Foro competente.

    • Grazie per la tua testimonianza, Agostino. Puoi dirci in quale settore operava la franchise?
      Chiariamo un’aspetto importante: queste testimonianze non rappresentano la regola. Il franchising è davvero un’opportunità, se correttamente affrontato. Ma non si commetta neppure l’errore di pensare che siano casi isolati. Purtroppo queste case capitano più spesso di quanto si possa pensare, e occorre stare bene attenti a come ci si muove

  • Caro Mr Franchising, non ho nessun problema a dirle quale settore, però spero comprenda la mia riluttanza ad essere diretto e a parlare quindi in codice, visto che ho sempre paura di ritorsioni e di denunce per diffamazione, non tanto perchè non voglia più affrontare la cosa (anzi) ma solo perchè non posso più permettermelo, dopo tutti i soldi buttati via. Il mio sogno era quello di una bella class action, si figuri! Ma questo paese retrogrado non difende i piccoli come me, la mia istruttoria è stata archiviata perchè truffa semplice e i termini erano scaduti. Fosse stata aggravata, eccome se sarebbe andata avanti….Peccato che qualcuno non capisca come il primo ad essere fregato, in questo ambito, sia lo Stato!! Stato per il quale invece avrei dovuto rendermi subito conto della truffa e denunciare. Cosa impossibile da fare, uno perchè sono truffe ben concepite, due perchè ci vuole tempo per accorgersene, la mancanza di risultati all’inizio può essere imputabile a tanti fattori. Tuttavia, col tempo, uno si rende conto che la cosa non può funzionare se non in maniera ILLEGALE, completamente illegale. Per questo dico che in questo campo, escludendo quelli che forse a fronte di minori profitti si comportano bene, i franchisee operativi per me sono ILLEGALI (e non solo per me, come attestato giustamente dagli ispettori del lavoro di Genova e non solo), altro che margini di profitto e possibilità di lavoro (non a caso, nonostante decine di punti vendita, siamo ad un rapporto di aperture/chiusure di 2:1, as far as I know). Non voglio scendere nei particolari (per i suddetti motivi), basti soltanto dire che la finanza e gli ispettori del lavoro sono sempre in azione, se si cerca su internet ci sono decine e decine di casi tutti uguali: evasione fiscale, sfruttamento, caporalato legalizzato, demansionamento, paghe da fame e via dicendo.
    Caro Dott Franchising, anche lei ne ha parlato nei suoi articoli, qualche anno fa, tra pezzi sulle poste private e migliori franchising (se mi ha capito, la prego di non fare riferimenti diretti e far capire apertamente di quale settore parlo, per favore….) ma a differenza di quello che lei sostiene, potrei tranquillamente mostrarle come sia impossibile, a patto di non violare le leggi e il fisco, lavorare in quell’ambito, perchè si basa tutto su un fraintendimento di cui i franchisor sono ben consapevoli ma si guardano bene dal far conoscere all’aspirante affiliato, perchè comporterebbe investimenti molto molto superiori che nessuno si potrebbe permettere (chi si affilierebbe?), e se potesse, farebbe prima ad aprire lui stesso un’azienda, diventando VERO imprenditore di quel settore. Mentre, nei fatti, questi signori dovrebbero sottolineare che l’affiliato sarebbe solo e soltanto un semplice intermediario.
    Cmq, meglio non scendere nei particolari. Io ho fatto quello che andava fatto e, se un giorno dovessi rifinire nei guai, ho sempre qui con me un bel resoconto di 45 pagine (oltre decine di articoli ) dove ho descritto tutto quello che non va. Da utilizzare nel caso dovesse capitarmi qualcosa (anche se a livello giudiziario sono già coperto….). Ora però penso soltanto a ricostruirmi una vita che questa gente mi ha quasi completamente distrutto, specie a livello psicologico (sono tutt’ora in cura e prendo psicofarmaci, grazie a questi maledetti!).
    Grazie ancora per quello che fa, le dovrebbero dedicare un monumento…

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