Mag
4
2015

Vuoi trovare lavoro? Smetti di cercarlo!

Cercare lavoro è inutile se non impari a farlo nel modo corretto

cerco lavoro
Author: Roberto Zaretti

Potrebbe apparire un’affermazione senza senso. Ma, piaccia o meno, le cose stanno così. Per chi ne saprà cogliere l’essenza, e metterla in pratica, le prospettive lavorative saranno di gran lunga più gratificanti di quelle di cui hanno goduto i nostri genitori e i nostri nonni. Alla faccia del posto fisso a tutti i costi.

Già. Perchè la mentalità del posto fisso è dura a morire. Del resto, come potrebbe essere diversamente? E’ quella con cui siamo cresciuti, che ci siamo sentiti ripetere fin dai primi anni di vita. In PNL la definirebbero una credenza limitante. Eppure il posto fisso era l’obiettivo delle generazioni passate, mica poi da tanto. Un posto fisso, magari in qualche azienda statale, garantiva la rendita a vita, e con essa la possibilità di accendere un mutuo, di comprare una casa, di poter pianificare il futuro con ragionevole sicurezza.

Salvo poi ritrovarsi ad esclamare ogni domenica sera “accidenti, domani è già lunedì”. Oppure “le ferie sono già finite, quand’è il prossimo ponte?” Ma questa è un’altra questione.

Il posto fisso è morto. Aggiungerei, meno male. Quindi, sarà ora di finirla di spedire curricula alle aziende, nella speranza che qualcuno si dia pena di leggerli. Inviare il curriculum serve solo a mettersi la coscienza in pace. Della serie: “io l’ho spedito, anzi ne ho spediti a centinaia, ma nessuno mi chiama”. Quindi, la colpa non è mia, è delle aziende che non chiamano. C’è la crisi. Che colpa ne ho se sono nato in questo periodo storico, dove il lavoro non esiste? Quello che potevo fare l’ho fatto. La mia coscienza è a posto. Sono vittima della crisi, del sistema, dell’egoismo, e chissà che altro. Quindi vado al bar, oppure accendo la playstation. Cos’altro dovrei fare?

Il posto fisso non c’è più. Prima riusciamo a mettercelo in testa (soprattutto voi, cari insegnanti e genitori) e meglio sarà per tutti.

E’ giunta ora di darci un taglio. E, soprattutto, è giunta ora di darsi da fare, ma in modo diverso da come si è fatto dal dopoguerra in poi. Perchè quel modello non funziona più.

Punto uno: cominciamo a metterci in testa che le cose sono cambiate, e ciò che andava bene fino all’altro ieri non funziona più. Il problema è che la maggior parte dei giovani non lo ha ancora capito, per il semplice fatto che nessuno glielo ha spiegato. Scuola dell’obbligo, liceo, università, master. Decine di migliaia di Euro spesi (spesi, non investiti) e decine di anni svaniti, che non torneranno più.

Per avere cosa? Spesso neppure una cultura di base, considerato che una laurea non garantisce necessariamente l’aver capito che il congiuntivo non è una patologia oculistica.

Un titolo accademico, utile per distinguere il proprio cognome dalla banalità del signore sul biglietto da visita, a pro dell’ingegnere o dell’architetto, che fa assai più figo. Ma per la maggior parte dei casi un titolo non spendibile sul mercato del lavoro, perchè uguale a quello di altri mille laureati in cerca di lavoro, tutti con le stesse competenze (obsolete), tutti con la stessa formazione, tutti con le stesse speranze, lontane anni luce dalle esigenze delle aziende.

Siamo entrati in una nuova era. Piaccia o meno. Le competenze che servono in questo particolare momento storico si evolvono ogni giorno, alla velocità della luce. Ciò che imparo oggi, domani è superato. Capite bene come sia diventato impensabile poter affidare la propria formazione esclusivamente al canonico e stantio percorso scolastico, con sistemi formativi tradizionali, uguali per tutti, vecchi di cinquant’anni, spesso con una classe docente neppure in grado di accendere un PC.

La buona notizia è che il lavoro c’è, e paradossalmente ce n’è più di prima. Occorre saperlo cercare. Già, in che modo? Intanto acquisendo competenze che spesso (quasi sempre) la scuola non insegna. Qualche esempio? L’arte di saper parlare in pubblico, la cultura finanziaria per gestire il proprio denaro e farlo crescere, poco o tanto che sia, le tecniche di vendita, la conoscenza di strategie efficaci, come ad esempio quelle di memorizzazione, che consentono di apprendere in dieci minuti ciò che a scuola costa due giorni di fatica.

Quanti sanno che esistono tecniche di memorizzazione e di lettura veloce in grado di tagliare i tempi di apprendimento di dieci volte? Chi vi scrive ha imparato in mezza giornata di corso come memorizzare un numero di 15 cifre osservandolo un paio di minuti, e ricordandolo per sempre. Si tratta di una banalità inaudita. E ve lo dice uno che in passato non ricordava neppure l’indirizzo di casa. Cosa fa la scuola? Poesie a memoria, giornate e nottate passate sui libri. Come si studiava cinquant’anni fa si studia oggi. Inconcepibile.

E se il lavoro non si trova, si può inventarlo. Inventare un lavoro, qualunque esso sia, vuol dire apprenderne le caratteristiche, molto spesso sul campo, “a bottega”, come si diceva una volta, e poi intraprendere. E se imparare qualcosa di strategico vuol dire lavorare gratis per sei mesi, chissenefrega? Questo è un altro totem da sfatare. La cosa più preziosa per garantirsi il futuro è rubare le competenze a chi le possiede, e se questo vuol dire non portare a casa un centesimo per un po’ di tempo, pazienza. Sarà stato, quello si, un ottimo modo di investire il proprio tempo.

Quanti tra quelli che cercano lavoro e si lamentano della crisi sarebbero disposti a fare il cameriere in un albergo nella stagione estiva, rinunciando alle vacanze? Ci sono, certo, ma rappresentano una percentuale esigua.

Vediamo concretamente quale dovrebbe essere la strategia da applicare.

  1. Lavorare su se stessi: autostima, atteggiamento verso gli altri, tecniche di vendita, parlare in pubblico, conoscere la comunicazione persuasiva, saper insegnare agli altri. Queste sono le competenze che servono, e che serviranno sempre. Dove si imparano? Purtroppo non a scuola. Esistono corsi di formazione che se ne occupano. Costano denaro e fatica. Ecco uno dei modi migliori di investire soldi e tempo: la formazione, che consenta di modellare il proprio carattere eliminandone gli spigoli, di apprendere tecniche e soluzioni necessarie per farsi strada, che servano davvero, che facciano la differenza. Per il compleanno, invece dell’IPAD fatevi regalare un valido corso di formazione.
  2. Leggere, informarsi, spendere il tempo su Internet in maniera intelligente, non solo per cazzeggiare sui social o con Candy Crush. Quanti di coloro che cercano lavoro hanno un profilo su Linkedin? Magari fatto con tutte le regole del caso, in modo da farsi trovare dagli head hunter, che proprio lì vanno a cercare le persone più interessanti. Già, perchè, udite udite, Linkedin è proprio la strada maestra dove vanno a bazzicare i responsabili delle Risorse Umane quando cercano personale. Altro che curricula.
  3. Attenzione ai social. Mai scrivere di politica, sesso, religione e altro. Ricordate che un’azienda che vi abbia messo gli occhi addosso, la prima cosa che farà e cercare su Internet informazioni che vi riguardano. E se la reputazione che trasmettete è scarsa, per non dire pessima o inesistente, basta un click per passare al candidato successivo e giocarsi l’opportunità. Tutto ciò che scrivete o postate in rete è visibile, e può essere trovato in un attimo da chiunque. E lo sarà per sempre. Imparate a scrivere cose intelligenti, positive, sensate, che trasmettano competenza o almeno voglia di fare, non di distruggere. Quanti hanno capito questo concetto? Pochi.
  4. Fatevi conoscere sulla Rete, createvi una reputazione. Se digitate il vostro nome e cognome nel campo di ricerca di Google, cosa compare? Quello è ciò che siete agli occhi di chi cerca informazioni su di voi. Scrivete un ebook sulle vostre passioni, su quello che vi passa per la mente. Non lo leggerà nessuno? Pazienza, farà parte del vostro profilo professionale, cosa che probabilmente mancherà al diretto concorrente con cui un giorno vi troverete a confrontarvi. Su Internet non ci siete neppure perchè “non perdo tempo con queste cose”? Siete fuori dal mondo. Ancora una volta, piaccia o meno.
  5. Individuate le società che vi interessano e cominciate e seguirle. Studiate quello che fanno, come si evolvono. Di tanto in tanto scrivete loro tramite il link CONTATTI del sito, ma non per inviare un curriculum, ma solo per avere un chiarimento sulla loro tecnologia, un’informazione, per far vedere che ci siete, che siete interessati a saperne di più. Questo piace a chi gestisce un’azienda. Può essere che, all’occorrenza, ci scappi un colloquio.A proposito di colloquio: occorre giocarsela bene. Capita di rado una simile opportunità, quindi occorre essere preparati in modo eccellente, non solo da un punto di vista tecnico, ma anche da quello relazionale. Ecco perchè serve saper comunicare, saper vendere al meglio la propria candidatura, saper muovere le leve emozionali dell’interlocutore che avete davanti. Il colloquio non deve avere solo esito positivo, ma addirittura “leggendario”. Occorre lasciare un’impronta, qualcosa che gli altri non hanno fatto. Ci sono cose da fare prima, durante e dopo un colloquio di lavoro. La maggior parte dei candidati pensa solo al “durante”, e tralascia il resto. A questo link trovate un video gratuito che parla proprio di una delle tecniche usate dai selezionatori durante un colloquio di lavoro. Buona parte della gente di fronte a questa tattica fa scena muta. Imparate come districarvi al meglio.
  6. Puntate a una nicchia. Specializzatevi in qualcosa che altri non sanno fare. Ne trovate a decine di suggerimenti in questo blog. Ad esempio, tra un paio d’anni serviranno tecnici manutentori e piloti di droni. Spendere il tempo per andare a bottega e imparare a fare un’attività del genere vuol dire garantirsi un futuro, da imprenditore o da dipendente che sia.
    Ci sono molte cose in giro che non funzionano. Perchè non migliorarle? Perchè non reinventarle? Perchè non proporle in modo diverso? Non occorre inventare la ruota, basta trovare il modo di farla rotolare meglio.

Per finire, la morale potrebbe essere questa: la musica è cambiata, quindi occorre cambiare. Occorre sapersi trasformare da cercatore di lavoro passivo (quello che spedisce i curricula) a cercatore di lavoro attivo (quello che si guarda attorno, impara ciò che serve davvero, si costruisce una reputazione, si aggiorna, e una volta appreso qualcosa di utile lo spende sul mercato perché ha qualcosa da dire).

Da dove partire? Da Google. Inserite il vostro nome e cognome e osservate i risultati. Quello è il vostro biglietto da visita agli occhi di chi non vi conosce, agli occhi del mondo.

Qual è la tua opinione su quanto riportato nell’articolo? Sei d’accordo o la pensi diversamente? Lascia il tuo commento qui sotto.

3 commenti+ commenta

  • Complimenti per il Tuo articolo Roberto.

    Soprattutto reputo utilissima la parte relativa alle 5 strategie da applicare per cambiare e ottenere risultati diversi (quindi trovare o crearsi una professione exnovo) utilizzando il WEB.

    Ora NON ci sono più scuse… leggendo questo articolo una persona sa esattamente COSA FARE.

    Marco Pelizzari

  • ovviamente 6 strategie e NON 5…

    Mi sono perso la + importante: PUNTARE A UNA NICCHIA 🙂

  • Roberto condivido ogni virgola di ciò che hai scritto, prima la gente, i giovani sopratutto ,se ne rendono conto e meglio sarà per tutti, le opportunità non vengono mai da sole , ognuno sia il fautore del proprio destino !!

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