Nov
1
2016

Street Food: è boom, ma attenzione…

STREET FOOD: ottima opportunità. Ma ci sono delle condizioni.

street foodAuthor: Roberto Zaretti

Lo street food, il cibo da strada, potrebbe apparire la moda del momento, e per certi versi lo è. In realtà si tratta di un mestiere che è sempre esistito. Senza scomodare i testi biblici e i vangeli, peraltro pieni di riferimenti ad attività di questo tipo, i meno giovani tra voi ricorderanno quando, all’uscita di scuola, il carretto dei gelati prometteva delizie che, per i bambini dell’epoca, non erano certo accessibili quanto lo sono oggi.
Fotografia di un passato immortalata anche da Lucio Battisti ne “I Giardini di Marzo” (“Il carretto passava e quell’uomo gridava gelati…”)

Se fino a pochi anni fa il cosiddetto street food era relegato per lo più a iniziative individuali, per intenderci al piccolo artigiano, ora la proposta ha assunto dimensioni decisamente più ampie, arrivando a coinvolgere anche il franchising.

Non c’è dubbio che il settore negli ultimi anni sia cresciuto molto, e attualmente continui a rappresentare una promessa. Come al solito però occorre aprire bene gli occhi, ed essere consapevoli di cosa si intenda fare.

Chi segue da un pò di tempo questo blog sa che puntiamo molto su un aspetto che invece viene sistematicamente evitato dai più: la valutazione delle proprie attitudini. Tradotto, non si può pensare di avviare un’attività imprenditoriale, soprattutto in franchising, senza fare una doppia valutazione: una su sé stessi, l’altra sulla potenzialità commerciale.
Il più delle volte la prima parte viene saltata a piedi uniti, gettando in tal modo le basi per un’esperienza fallimentare.

Nello street food, ma anche in altri settori, è più che mai importante domandarsi se si è davvero portati per un’attività del genere. Sarà gratificante? Davvero intendo spendere i prossimi anni nel fare un lavoro che presenta aspetti che non a tutti potrebbero piacere? Per chi ha letto LAVORARE IN FRANCHISING, è la storia di Renzo, che avvia un’attività di vendita di impianti solari e poi si accorge che è ben altro ciò che vuole fare nella vita. Trovate l’ebook nella colonna a lato.

Chiarito questo, e venendo alle offerte franchising legate allo street food, la domanda da porsi è sempre la stessa: si tratta di un settore su cui è possibile imbastire un’attività e quindi un futuro, oppure siamo in presenza dell’ennesima moda del momento destinata a esaurirsi nel giro di qualche mese?

Entrambe le cose. Come accaduto in passato (sigarette elettroniche, compro oro, impianti solari, poste private), accanto a proposte serie, facenti capo a operatori seri che vantano una significativa esperienza nel settore, si sono affiancati operatori del tutto impreparati, che hanno imbastito un franchising in sei mesi giusto per non perdere il treno dell’opportunità che il settore promette.
Nulla di nuovo. Come detto, si tratta di uno scenario già visto parecchie volte in passato, e che i lettori di DottorFranchising ben conoscono. Cautela, dunque.

Altra domanda fondamentale: lo street food è redditizio? Ci si può vivere? La risposta è si, se fatto con un certo criterio. Quale criterio? Tanto per cominciare, quello di realizzare un business plan dettagliato che poggi sull’esperienza concreta di chi ci è già passato. In questo ci viene in aiuto (si spera) l’affiliazione in franchising.

Lo street food può assumere varie connotazioni: dalle bancarelle nelle feste di paese ai mercatini di Natale, dai veicoli appositamente attrezzati per vendere cibo di qualsiasi genere ai negozi che preparano cibi e bevande da consumarsi passeggiando, quindi in strada. Anche i distributori automatici di cibi e bevande di fatto si inseriscono in tale settore a tutti gli effetti.

Ma a cosa è dovuto il successo del cibo da strada? A diversi fattori. Il primo è probabilmente quello dell’informalità. Il secondo è il tempo. Spesso, si pensi ai turisti ma anche a chi dispone solo di pochi minuti per la pausa pranzo, una mensa o un ristorante implicano una perdita di tempo insostenibile. Il terzo è legato all’aspetto economico. Normalmente, ma non sempre, allo street food è associato il fatto di spendere poco. Qualunque sia la ragione, si stima che nel mondo oltre un terzo della popolazione si alimenti in tal modo.

Le opportunità per avviare un’attività nel settore dello street food sono molteplici, e per ovvie ragioni non possiamo vederle tutte. Ci soffermeremo sulle più rilevanti.

STREET FOOD ITINERANTE
In tale comparto rientrano le attività per le quali occorra attrezzarsi con un mezzo mobile. Senza arrivare al classico furgone da mercato rionale, le proposte in circolazione sono molte: dall’Ape brandizzato e attrezzato, una sorta di revival dei veicoli Piaggio che giravano già negli anni 60, alla roulotte da portare sul posto attrezzata di tutto. Dal carretto a pedali a quello a trazione animale.

Al di là dell’aspetto folcloristico, non si pensi che individuare una buona zona e iniziare a vendere siano due cose che assolvano agli impegni necessari. Intanto occorre disporre dei permessi del caso, quasi sempre rilasciati dalle autorità comunali, poi è necessario prevedere dei costi fissi legati alla partecipazione ad eventi, perché proprio gli eventi sono il terreno di coltura dello street food.

Parlando di numeri, partecipare a un evento di una certa risonanza può costare anche un migliaio di Euro al giorno. E un evento può durare anche una settimana. Se poi si cerca l’esclusiva per il proprio prodotto, sempre che sia prevista dall’organizzazione, i costi salgono in maniera importante.

Nello street food itinerante, l’investimento più importante, oltre all’affiliazione se si tratta di un franchising, è certamente quello del mezzo. Un’Ape attrezzata, una roulotte, e più in generale un mezzo a motore di ridotte dimensioni in grado di poter essere trasformato in pochi minuti alla somministrazione di cibi e bevande, può richiedere un investimento compreso tra i 20.000 e i 30.000 Euro. Per quanto riguarda gli allestimenti su telaio APE Piaggio trovate qualche proposta a questo link  e a questo link .
Veicoli per street food più in generale li trovate a questo link.  Se cercate invece un triciclo a pedali, ideale ad esempio per centri storici e luoghi dove l’accesso di veicoli a motore non è ammesso, guardate a questo link.

STREET FOOD STANZIALE
In questa categoria vengono annoverati i punti vendita non itineranti, la cui finalità è la commercializzazione di cibo da consumarsi in strada. Abbiamo già citato le gelaterie, che rappresentano probabilmente il più classico degli esempi. Ma potremmo spaziare alle patatine fritte, le caldarroste, il Temaki (ne abbiamo parlato in questo articolo), i panini, il kebab, la pizza, e più in generale tutto quanto possa essere consumato senza mettere le gambe sotto a un tavolo. Come detto, in questa categoria rientrano i distributori automatici, di cui abbiamo parlato in questo articolo.

Per certi versi, la non stanzialità snatura il concetto di street food. Se è vero che i costi di allestimento e gestione del punto vendita possono essere assimilati a quelli di un mezzo mobile, è altrettanto vero che i due concetti viaggiano su binari diametralmente opposti. Nello street food itinerante sono io a portare l’offerta sul posto, in quello stanziale sono i clienti che devono venire da me.

A prescindere su quali delle due configurazioni si decida di puntare, per quanto riguarda il franchising occorre fare una precisazione, che in parte abbiamo già anticipato: lo street food fa tendenza, e quando un business fa tendenza arrivano gli improvvisatori, da cui occorre tenersi alla larga.
Si tratta pertanto di un franchising che va valutato in maniera ancora più accurata di quanto non si debba fare per una tipologia tradizionale. Per evitare le improvvisazioni, che con il tempo di rivelerebbero devastanti, il consiglio è quello di affidarsi a un consulente franchising, che sappia radiografare la proposta facendo emergere ogni aspetto, positivo e negativo.

Hai esperienza di street food, in franchising o tradizionale? Racconta la tua esperienza qui sotto. La commenteremo insieme.

 

 

 

 

 

Sull'autore:

1 commento+ commenta

  • Io vendo formaggi e salumi con un doblò refrigerato da 6 anni…non é semplice come può sembrare…soprattutto xche le leggi non sono ben definite e se non si hanno posti fissi si rischia di essere sempre in difetto…e rimane solo il porta a porta…che è roba dura se non si é mai provato!

Lascia un commento