Feb
4
2013

Problemi nel Franchising? Ecco Cosa Fare

In base alla mia esperienza credo di poter affermare con ragionevole sicurezza che, al di là dei marchi e delle tipologie di franchising, il mercato delle affiliazioni in Italia si possa dividere in tre macroaree.

La prima è rappresentata da aziende ben strutturate, che hanno di rimando saputo creare franchising altrettanto strutturati, che hanno testato tutto su punti pilota prima di cercare affiliati, che seguono i propri affiliati non solo da un punto di vista organizzativo ma anche umano. Hanno una mission e degli obiettivi ben definiti, chiari sia al franchisor che ai franchisee, sanno condividerli e investono costantemente nello sviluppo del brand. Hanno chiaro il concetto per cui il successo degli affiliati è il loro successo.
Assegnerei a questa categoria una fetta pari al 50% del mercato.

La seconda è rappresentata da aziende quasi sempre di successo, che hanno consolidato un prodotto (o più di uno) o un servizio sul mercato nazionale e/o internazionale, e che sono convinte, molto spesso a ragione ma ciò è tutto da verificare, che la formula del franchising sia il modo migliore, economico e meno rischioso per diffondere la propria presenza territoriale in maniera capillare.
Queste aziende possono avere un’organizzazione approssimativa al proprio interno, basata più sull’esperienza dei singoli che su procedure collaudate, ed essere convinte che un franchising si metta in piedi semplicemente facendo stilare un contratto da un avvocato e facendo stampare qualche brochure e qualche biglietto da visita. Sono convinte che non serva un punto pilota (anche se la legge 129/2004 lo impone) in quanto ritengono di essere essi stessi un punto pilota. In pratica, non hanno capito che il punto pilota non serve per testare la bontà del prodotto/servizio oggetto di franchising, bensì il franchising medesimo.

Non hanno un manuale operativo, per la semplice ragione che sono convinte che i corsi di formazione siano più che sufficienti. Se ce l’hanno, è qualcosa di più simile a una promozione pubblicitaria che a un efficace strumento di lavoro.

Ogni iniziativa è aleatoria, improvvisata, disorganizzata, disarticolata, poco efficace e destinata a creare enormi problemi prima agli affiliati e poi all’azienda stessa. Investono poco o nulla in pubblicità, e se lo fanno cercano di caricarne i costi sugli affiliati, oppure la finalizzano solo a trovare nuovi affiliati.
Non mantengono un contatto con gli affiliati, che sono letteralmente abbandonati al proprio destino.
A questa categoria assegnerei un buon 45%.

La terza è rappresentata da aziende, o pseudo tali, che interpretano il franchising come un efficace sistema per aumentare il proprio fatturato, raccogliendo quante più affiliazioni possibili. L’unico scopo è fare cassa. Sono consapevoli di vendere aria fritta, ma contano sul fatto di poter raggirare il malcapitato di turno e di sparire per tempo.
A questa categoria, la più odiosa, assegnerei un 5%.

Apparentemente, la terza categoria sembrerebbe la più pericolosa. Ma non è così. Con gli strumenti giusti, e in questo blog ne abbiamo visti parecchi, e soprattutto affidandosi a un consulente franchising, a un avvocato e a un commercialista prima di firmare qualsiasi cosa, è abbastanza facile far emergere queste situazioni. Generalmente chi ci cade dentro è perchè ha fatto tutto da solo, e si è fatto convincere da abili venditori che sembravano seri e credibili.

Non c’è alcun dubbio circa il fatto che la realtà più pericolosa sia la seconda. Non foss’altro per il fatto che il franchisor è fermamente convinto di disporre di un ottimo prodotto o servizio, e di offrire pertanto un’affiliazione in franchising che rappresentanta un vero e proprio affare per chi la sottoscrive. Insomma, è una sorta di buona fede che poggia le fondamenta su un eccesso di autostima, un difetto di competenze organizzative e pratiche e soprattutto tanta approssimazione.

Anche questa tipologia di franchising può essere fatta emergere da un consulente che sappia come muoversi, ma si tratta di un processo certamente più complesso. Di positivo, ma non certo per chi si è affiliato, è il fatto che tali reti franchising durano qualche anno poi spariscono. L’ex franchisor torna ad assumere la sua connotazione primitiva, quella locale, giusto con una schiera di cause civili, e in alcuni casi penali, a cui fare fronte.

Ma cosa fare se capita di affiliarsi a un marchio che rientri nella seconda o terza categoria?

Partiamo dalla terza: quasi certamente, trattandosi di una vera e propria truffa, sarà stata organizzata preventivamente in modo da poter sparire con la cassa lasciando quante meno tracce possibili dietro di sè. L’azione civile, o penale, è d’obbligo, ma quasi sempre i risultati sono vani. Tali aziende, rigorosamente coperte da una formula societaria che in Italia è decisamente troppo permissiva, quella a responsabilità limitata (srl), ben difficilmente consente di poter tornare in possesso di quanto speso in termini di affiliazione, di costi e di tempo profuso. Il consiglio è di affidarsi a un valido avvocato esperto di franchising (che possa dimostrarlo) e affidarsi alla sua esperienza.

Nel secondo caso, in presenza di problemi che siano riconducibili al franchising (un franchisee può andare male per mille ragioni diverse, non necessariamente imputabili al franchisor; ogni attività imprenditoriale è potenzialmente soggetta a fallimento) suggerisco di muoversi in questi termini:

  1. se il problema o comunque la situazione riguarda anche altri affiliati, organizzare degli incontri e parlarne. Importante: ufficializzare tali incontri al franchisor e invitare un suo rappresentante. In caso contrario, pur non commettendo alcuna azione che possa ledere i termini contrattuali tra le parti, si innescherebbe un elemento di attrito, che andrebbe a rallentare il processo di accordo stragiudiziale, assolutamente da anteporre a qualsiasi iniziativa di tipo legale;
  2. nominare un rappresentante che parli a nome di tutti. Scrivere i problemi esistenti in una relazione e proporre una soluzione. Quest’ultimo aspetto è molto importante. Se l’azione non è collettiva ma individuale, il processo è lo stesso;
  3. se non si riesce ad addivenire a un compromesso (si tenga presente che si tratterà sempre di un compromesso tra le parti), e mancando qualsiasi presupposto per venirne a capo, ufficializzare le cose tramite raccomandata o posta certificata, riassumendo la situazione e circostanziando proposte e richieste. ATTENZIONE: prima di fare questo passo fare tutto il possibile per addivenire a una soluzione bonaria, che possa consentire di risolvere le cose tenendo fuori gli avvocati. Se l’azione è collettiva, nominate un consulente che possa fare da intermediario.
  4. Nell’eventuale ricerca di un legale, non affidatevi al primo che capita. Gli avvocati tendono a proporsi come panacea per qualsiasi azione civile o penale, ma l’esperienza specifica gioca un ruolo fondamentale. Chiedete di vedere documentazione che attesti un’esperienza specifica nel franchising.
  5. Seguite costantemente il legale nella sua attività, fornendo ogni elemento utile. Se avrete seguito i miei suggerimenti, ad esempio quelli riportati nel manuale LAVORARE IN FRANCHISING (lo puoi scaricare qui a lato, e ti invito a farlo), fin dal primo giorno avrete avuto cura di conservare ogni email spedita e ricevuta, ogni comunicazione, ogni sottoscrizione, ogni iniziativa. Questo materiale dovrà essere trasmesso integralmente al legale che se occupa, in maniera ordinata e tenendone una copia.
  6. Pressate il vostro avvocato: hanno spesso cento azioni giudiziarie da seguire, e sono portati per natura a prendersela comoda soprattutto con i clienti che non si lamentano mai. Fate pressione costantemente affinchè le cose si muovano in fretta, e se non siete soddisfatti cambiatelo senza troppi problemi.
  7. Se l’azione non è individuale, valutate l’eventualità di una causa collettiva: abbatte i costi e uniforma le iniziative e le informazioni. Tuttavia non è detto che i problemi, pur avendo dei punti in comune, siano gli stessi per tutti. Quindi, una causa collettiva potrebbe risultare controproducente. Inoltre, presenta il difetto di non poter testimoniare l’uno per l’altro, essendo tutti parte in causa. Se i procedimenti giudiziari sono individuali, ciascuno di voi potrà invece testimoniare per gli altri affiliati. Insomma, fate valutare tali aspetti procedurali a un avvocato che sappia quello che serve fare.

Per finire, permettetimi di ripeterlo fino allo sfinimento, a costo di risultare noioso: se dovete ancora partire, non fate da soli. Come vedete, incappare in franchisor impreparati, se non addirittura truffaldini, rappresenta una percentuale molto alta.
Investite in un consulente franchising che possa seguirvi fin dal principio: sarà il miglior investimento che possiate fare per il vostro futuro.

Hai domande? Vuoi un suggerimento? Vuoi raccontare la tua esperienza?
Scrivi qui sotto. Ti risponderò personalmente.

 

4 commenti+ commenta

  • Buona sera mi chiamo Stefano vorrei sapere se qualcuno conosce questo franchising centro aste e se è una cosa seria o no

  • Qualche mese fa ho contattato un franchising che si chiamava Centro Aste, mi pare fosse in Toscana. Nn ne ho avuto un gran bella impressione, mi sembrava una cosa piuttosto artigianale e improvvisata e ho lasciato perdere. Magari però stiamo parlando di cose diverse

  • Io sono riuscito tranquillamente a contattarli e mi sembrano persone serie peró volevo sapere se qualcuno conosce l azienda e mi può dare qualche info grazie

  • Avendo ricevuto numerose segnalazioni in merito sono tenuto a postare questo messaggio.

    Sono uno dei soci della società che gestisce il sito http://www.CentroAsteGiudiziarie.it, che è cosa DIVERSA da http://www.Centro-Aste.com

    Purtroppo molti interessati all’apertura di una sede per l’attività di consulente per aste giudiziarie (a nostro avviso troppi) fanno confusione tra i due marchi, forse un po’ troppo simili.
    A tal riguardo corre l’obbligo segnalare che il marchio http://www.CentroAsteGiudiziarie.it è più anziano rispetto al marchio http://www.Centro-Aste.com e che la somiglianza non è da noi ne voluta, ne cercata, ne tantomeno desiderata.

    A parte ciò ciascun interessato (dato che casualmente anche la nostra azienda opera nel medesimo settore) avrà modo di effettuare le proprie valutazioni in merito a questa o quell’azienda.
    Un solo suggerimento: prima di firmare un contratto, richiedete tutte le informazioni del caso, fate le vostre verifiche e le vostre indagini. Anche se l’azienda fosse la nostra.

    Filippo Caciolli

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