Mar
25
2013

Gelaterie in Franchising: una Scelta di Gusto

Chi segue questo blog con regolarità ha ormai imparato che tendo a fare due grandi suddivisioni per quanto riguarda le tipologie di franchising: quelli basati sulla moda del momento, destinati molto spesso a sgonfiarsi nel giro di qualche mese, e quelli su cui è possibile pensare di costruirci un futuro. Oggi parliamo di una tipologia di franchising che, se ben progettata, può rientrare a pieno titolo nella seconda categoria: il franchising delle gelaterie artigianali.

Il primo vantaggio di questo settore sta nel fatto che non servono grandi strategie di marketing per riempire il negozio. Il segreto del successo è fondamentalmente uno: la qualità del gelato. Potrà sembrare banale, ma in termini di marketing sapere con certezza qual è l’obiettivo primario da soddisfare per avere un successo pressoché certo è tutt’altro che un aspetto da sottovalutare.

Si tratta tra le altre cose di una caratteristica piuttosto semplice da appurare, per cui troverete decine di volontari disposti a darvi una mano: si tratta di girare nelle varie gelaterie in franchising e assaggiare i gelati dei vari brand, magari in orari e giorni diversi, in modo da verificare la costanza della qualità nel tempo nonché l’afflusso di persone nei punti vendita.

Il settore, pur con la grande limitazione di essere un’attività pressochè stagionale (anche se il consumo invernale sta aumentando) gode indiscutibilmente di una discreta vitalità. Non è raro trovare persone che scelgono il gelato al posto del pranzo, aprendo in tal modo nuove prospettive al settore. Inoltre, molto spesso i franchisor dispongono di prodotti accessori (ad esempio le crepes), da affiancare al classico cono, che vanno ad integrare l’offerta, specie durante la stagione fredda.

Naturalmente, nel corso degli anni anche il gelato si è evoluto. Il carretto davanti alle scuole resiste ancora in qualche nicchia folcloristica. Per il resto, le gelaterie in franchising si sono dotate di colori, arredi e disposizioni studiate in dettaglio, offrono gusti continuamente in evoluzione, con particolare cura per gli ingredienti e per l’aspetto salutistico del prodotto. Si pensi solo a quante varianti esistono di quello che una volta era un semplice gusto al cioccolato.

Proprio la diversificazione della proposta è uno dei cavalli di battaglia di questo tipo di franchising. Ormai i gusti spaziano dalle erbe alpine al formaggio di malga, dal vino d’annata alle spezie orientali. E se la parte del leone continuano a farla i gusti tradizionali, è fuori dubbio che una proposta variegata e originale, che magari non arrivi a rasentare la follia del “puffo”, sia un ottimo incentivo. A Rimini si tiene ogni anno, a gennaio, il Sigep, la fiera del settore. Se l’argomento vi stuzzica, potrebbe essere l’occasione per farci un giro.

Veniamo alle note dolenti. Non si tratta di un franchising particolarmente economico. L’investimento riconducibile al franchising varia molto a seconda del brand, in relazione a quanto viene fornito. Tipicamente, un’attività di gelateria artigianale, la cui ubicazione strategica è naturalmente un requisito fondamentale, richiede un negozio provvisto di laboratorio, dove vengono preparati i semilavorati forniti dal franchisor (sempreché il gelato non venga realizzato direttamente a partire dalle materie prime, il che implica però costi più alti). L’investimento naturalmente sale in maniera significativa se la gelateria prevede anche tavoli e sedie. A tutto ciò si aggiunga la messa a norme del locale, anche in ottica di ASL e di requisiti richiesti per la somministrazione di alimenti.

L’equipaggiamento prevede normalmente una macchina per la pastorizzazione e la mantecazione del gelato (costo compreso tra 15.000 e 20.000 Euro), un frigo per la conservazione del gelato (circa 3000 Euro), un banco di lavoro, altri 3000 Euro, una bilancia, circa 500 Euro, una lavastoviglie, circa 1800 Euro, e altri 2000 Euro tra miscelatore, lavabo e attrezzatura di lavoro.
A ciò si aggiungano le fee di ingresso per i diritti di sfruttamento del marchio e i corsi di formazione, tipici del franchising, e spesso anche le royalties sul fatturato. A conti fatti, per essere operativi servono tra i 50.000 e i 70.000 Euro.

Non per tutti, quindi. Tuttavia un settore dove è davvero possibile pensare di guardare al futuro, contrariamente a tanti altri franchising che, magari apparentemente più economici, rischiano di volatilizzarsi al primo cambio di normativa.

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