Lug
4
2017

Business Plan: ecco come farlo

Business Plan: gioia e dolore di un imprenditore

come fare business planAuthor: Roberto Zaretti

Il Business Plan non piace a nessuno. E’ inutile negarlo. Un neo imprenditore è innamorato della propria idea, e dei meccanismi necessari perché possa partire, ritagliarsi un posto sul mercato, avere successo. Gli adempimenti burocratici, il business plan in testa, è una di quelle cose di cui si farebbe volentieri a meno. Purtroppo, non è possibile.

Il business plan è il passaporto dell’attività, lo strumento che ci pone nelle condizioni di dimostrare, agli altri ma anche a noi stessi, che l’idea ha un fondamento economico efficace, un obiettivo ben definito, una strategia efficace per perseguirlo, la potenzialità di generare utili negli anni a venire. Sarà proprio il business plan il documento che ci verrà chiesto di mostrare da un potenziale finanziatore, si tratti di una banca o altro, e sarà proprio la qualità di come sarà stato realizzato a determinare il fatto che i soldi verranno erogati o meno.

Tuttavia, contrariamente a quanto pensano parecchi imprenditori, il business plan non serve solo per avviare un’attività, ma anche per farla crescere.

Come si realizza un business plan? Tipicamente, si tratta di un documento diviso in sezioni.

  1. La prima sezione, quella di apertura, è forse la più importante, perché tipicamente è la prima ad essere consultata, e deve necessariamente colpire l’attenzione del lettore da subito. L’analisi del documento proseguirà solo se la prima sezione avrà dimostrato di essere convincente e interessante.
    Questa sezione è tipicamente destinata alla definizione di massima del progetto, presentandone le caratteristiche. In questa sezione saranno presenti le informazioni relative al settore in cui si inserisce, le caratteristiche del potenziale cliente, gli ingredienti che lo rendono innovativo e commercialmente interessante. Sempre in questa parte si riporterà una descrizione degli obiettivi che si intende raggiungere, e della strategia che verrà posta in essere per perseguirli.
    Ma, soprattutto, dovrà essere esposta l’idea di business, le sue pecularità, cosa la differenzia da quanto esiste sul mercato, quali vantaggi procura. Evitando trionfalismi o esposizioni eccessivamente euforistiche, deve emozionare, deve lasciare il segno.
  2. Nella seconda sezione si andrà a definire il progetto, questa volta in maniera dettagliata e argomentata. In questa sezione sarà inserito un organigramma della futura azienda, la forma societaria, il numero di soci, il tipo e la collocazione territoriale della sede. Saranno presenti inoltre dati numerici, grafici, illustrazioni, e più in generale quanto serva per documentare in maniera esaustiva la bontà del progetto. Si tratta normalmente di una sezione corposa, intorno alle 20 pagine, ma comunque variabile a seconda del tipo di progetto. Compatibilmente con la riservatezza delle informazioni, tesa a tutelare l’idea di business, questa sezione del business plan dovrà essere quanto più completa possibile.
  3.  Nella terza sezione ci sarà il business plan vero e proprio, con tutti i conteggi a riportare i costi di avviamento, quelli a regime, il potenziale fatturato del primo anno e dei successivi,  e più in generale tutto ciò che rientra nella definizione di “conto economico”. Saranno inoltre presenti informazioni riguardanti il punto di pareggio previsto, detto Break Even Point. Per la realizzazione di questa  parte è utile farsi aiutare da un commercialista.

Uno degli elementi fondamentali del business plan sono i volumi di vendita previsti per il primo anno, e quelli per i 12 mesi successivi. Sarà questo parametro, rapportato ai costi di avviamento e gestione, a individuare la convenienza economica dell’attività. I volumi di vendita dovranno essere calcolati sulla base dei giorni lavorativi previsti. A questo scopo, specie se l’attività è ubicata in un centro commerciale, attenzione ai giorni di chiusura, alle festività e, per contro, alle aperture nei giorni festivi.

Per quanto riguarda i costi, dovranno essere suddivisi e distinti in costi strettamente connessi alla produzione del prodotto / erogazione del servizio (costi variabili) e costi di gestione (costi fissi).
Il margine di profitto lordo sarà determinato dal ricavo detratti i costi variabili. Attenzione: questo non è ancora l’utile netto. Tale parametro verrà definito sottraendo dal margine di profitto anche le spese fisse, come gli affitti. il personale, gli ammortamenti ecc.

Un altro ingrediente fondamentale di un business plan è l’analisi della concorrenza, che tipicamente verrà inserita nella seconda sezione. Dovrà essere dettagliata e particolareggiata. Per ciascun competitor dovranno essere riportati i punti di forza e di debolezza, la diffusione del brand sui social, le caratteristiche operative. Dal business plan dovrà emergere quali sono le peculiarità del proprio progetto, e come si colloca nei confronti dei competitor in termini di innovazione e di costi / profitti.

Una delle componenti critiche di un business plan è la definizione del prezzo di vendita del prodotto o del servizio proposto. Normalmente, su questo aspetto scivolano parecchi imprenditori. Il prezzo non deve necessariamente essere inferiore a quanto proposto dalla concorrenza, a condizione che il prodotto presenti forti connotazioni di innovazione. Se il prodotto / servizio non presenta particolari vantaggi rispetto a quanto esiste già sul mercato, il solo fatto di essere più economico spesso non rappresenta motivo di interesse per un investitore.

Come realizzare materialmente un business plan? Con un foglio di calcolo, tipo Open Office, Excel, Numbers, a cui integrare un editore di testi.

Hai mai realizzato un business plan? Oppure hai avviati un’attività senza tenere conto di questo importante documento? Come è andata? Scrivi qui sotto.

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