Ott
3
2016

Aprire un Franchising: attenzione a dove metti i piedi

Aprire un Franchising: Non è facile come dirlo.

aprire un franchisingAuthor: Roberto Zaretti

Aprire un franchising. Avviare un’attività in franchising. Aprire un negozio potendo contare sull’esperienza di qualcuno che ha già fatto questo percorso prima di me, ne conosce pregi e difetti, ha commesso errori che io eviterò di fare.

Questi, per sommi capi, i pensieri di chi ha in mente l’avviamento di un’attività commerciale con la formula del franchising, si tratti di vendere un prodotto o un servizio.

In passato, in questo stesso blog, abbiamo affrontato gli aspetti positivi e negativi di un’affiliazione commerciale, spesso confrontandola con un’attività tradizionale. E spesso non siamo stati teneri, nell’ottica di un’informazione libera da qualsiasi condizionamento.

A distanza di oltre quattro anni dal lancio di dottorfranchising, abbiamo elementi in grado di affinare la nostra valutazione. Elementi che non possono essere ignorati da chi abbia in mente di avviare un’attività commerciale, a qualunque settore appartenga.

La domanda è: conviene o non conviene aprire un franchising, ovvero avviare un’attività con questa formula commerciale piuttosto che la classica iniziativa imprenditoriale?

Prima di rispondere a questa domanda, vediamo di suddividere la realtà del franchising in Italia. Possiamo farlo tendenzialmente inquadrando l’aspetto in tre categorie differenti:

  1. franchising degni di tale nome: appartengono ad aziende, non necessariamente con un marchio importante, che hanno testato la formula del franchising su punti pilota o comunque su punti vendita di proprietà; hanno realizzato un business plan sulla base dei dati scaturiti e non se li sono inventati a tavolino; hanno costruito una formula win-win attorno a un prodotto a un servizio che abbia i presupposti per avere successo; ha un piano di sviluppo completo e ben chiaro; ha selezionato attentamente l’affiliato, non solo sulla base delle disponibilità economiche a pagare la fee di ingresso, ma proprio come persona e come attitudini; ha messo l’affiliato al centro dell’attenzione, e lo ha realmente supportato nella fase iniziale e successivamente, con monitoraggi periodici ed eventuale assistenza.
    Tutto ciò non fornisce di per sé alcuna garanzia circa il successo o l’insuccesso del punto vendita, perché le variabili sono molte e tutte da valutare con attenzione. Ma almeno si paga per un servizio che viene affettivamente erogato con i crismi del caso.Ripetiamolo: il brand famoso e reclamizzato non offre necessariamente una garanzia supplementare rispetto a un marchio poco noto. La nostra valutazione non potrà limitarsi a questo aspetto, e tanto meno alla fiducia degli interlocutori con cui abbiamo avuto a che fare.

    Questi franchising rappresentano a grandi linee il 30% del mercato. Questo è quanto emerge dalle statistiche in nostro possesso, basate sull’esperienza di chi giornalmente ci scrive o ci legge.

  2. franchising truffaldini: in questa sezione annoveriamo quelle pseudo attività messe in piedi sapendo fin dall’inizio che non funzioneranno, e il cui unico obiettivo è spillare soldi all’aspirante imprenditore di turno, che non avrà alcuna possibilità di rientrare dell’investimento, complice anche l’assurda normativa in essere che consente di fatto a una srl di fare ciò che vuole al riparo da ritorsioni giudiziarie di qualsiasi tipo.

    Questi franchising nascono e muoiono nel giro di poco tempo, spesso qualche mese. Si annidano tipicamente nei franchising di tendenza, quelli del momento, senza una storia né un futuro. In un recente passato lo abbiamo rilevato nelle sigarette elettroniche, compro oro, poste private. Aziende che, per cavalcare l’onda del momento, improvvisano un franchising con quattro soldi ben sapendo che non andrà lontano.La buona notizia è che questi franchising rappresentano una minoranza piuttosto esigua, che un buon consulente franchising è in grado di sgamare senza eccessivi sforzi. Possiamo pensare a un 5%.

  3. franchising incapaci. Manca all’appello il 65% dei franchising. Come li collochiamo? Negli incapaci. Hanno sostanzialmente gli stessi ingredienti di quelli truffaldini, e con tutta probabilità anche l’esito sarà lo stesso. A venir meno è la causa originale.

    Qui le buone intenzioni da parte del franchisor per costruire una rete franchising ci sono, ma a mancare sono le capacità, l’organizzazione, i mezzi economici o la mentalità. Spesso tutte queste cose messe insieme.

    In Italia, anche all’estero per la verità ma soprattutto da noi, vige la mentalità per cui se ho aperto un negozio e funziona bene, si trattasse pure di una gelateria sulla spiaggia di Rimini, allora posso farne un franchising in tutto il mondo e diventare ricco, perchè ho trovato l’uovo di Colombo che di sicuro funzionerà ovunque. Magari con 20.000 Euro di capitale, tanto poi costruirò la rete con i soldi che entreranno dagli affiliati, così come negli anni 80 si vendevano gli appartamenti sulla carta prima ancora di gettare le fondamenta del condominio.Anche in questo caso non si va da nessuna parte. Le variabili perchè un’attività possa avere successo sono molte: la location, il prodotto, la concorrenza, il supporto da parte della casa madre, gli investimenti pubblicitari, la buona volontà e la disciplina dell’imprenditore (franchisor e franchisee, nessuno escluso), e mille altri aspetti.

    Di sicuro, a fare la differenza è come e quanto è stata testata la formula da parte del franchisor prima di farne un’affiliazione a terzi. E soprattutto quanto le strategie e i numeri sbandierati in sede di recruiting corrispondano a rilevazioni sul campo piuttosto che all’improvvisazione del venditore di turno. Non da ultima, fondamentale è la solidità economica e la struttura del franchisor.

Queste considerazioni, che qualcuno potrebbe reputare allarmistiche, rappresentano spesso da parte degli operatori (leggi organizzatori di fiere, riviste specializzate, siti vetrina di franchising e altro) la classica polvere da nascondere sotto il tappeto.

Fondamentale quindi affidarsi sempre e comunque a un consulente per valutare un franchising, perchè per quanto possa costare, la sua parcella sarà sempre infinitamente inferiore a quella degli avvocati e dei tribunali con cui a suo tempo si rischia di avere a che fare.

La risposta alla domanda iniziale, conviene o non conviene aprire un franchising piuttosto che avviare un’attività tradizionale, è quindi la seguente: dipende dalla qualità del franchising, (oltre che dalla buona volontà a rispettare le regole e a darsi da fare da parte dell’affiliato) che ben difficilmente un profano riuscirà a far emergere senza l’aiuto di un professionista.

PS: chi vi scrive non offre più consulenze da tempo, quindi non può essere tacciato di essere di parte. Sceglietevi un consulente sui siti delle categorie di settore, sulle pagine gialle, dove volete.

E se non avete i soldi per pagarlo, o vi pare una spesa inutile, lasciate perdere il franchising e pensate ad altro, perché i rischi che correte sono addirittura superiori a quelli di avviare un’attività tradizionale.

Hai avuto qualche esperienza negativa nel franchising? Raccontala qui sotto. La commenteremo insieme.

4 commenti+ commenta

  • Buongiorno,
    articolo esaustivo, sono partito con grande entusiasmo per avventurarmi nel mondo del franchising e sono tuttora alla ricerca della formula giusta.
    non mi sono rivolto ad un consulente, e anzi non ne ero a conoscenza, ma quello che ho fatto è stato rivolgermi direttamente agli stessi affiliati saggiando quello che avevano provato sulla loro pelle.
    Sarà stato un caso ma in quasi tutti i casi la frase di risposta alla mia domanda: “come va con la formula franchising?” mi è sempre stato risposto con: ” siamo in ballo con l’avvocato…..”

    Questo mi spaventa molto e mi frena, mi hanno consigliato di fare tutto da solo senza affiliarmi, facendomi carico di tutto quello che come know-how il franchisor potremme darmi (anche se a caro prezzo).

    mi trovo di fronte ad una scelta difficile

    • Ciao Fabio, e grazie per il tuo contributo.
      Su DF siamo piuttosto duri nei nostri giudizi, come del resto è giusto debba essere. In Italia la realtà del franchising fa acqua da tutte le parti, e non è solo una questione normativa, ma una cultura imprenditoriale che, sia dalla parte dell’affiliante che, spesso, anche da quella dell’affiliato, è fortemente carente.
      Detto questo, va anche aggiunto che il franchising, se fatto secondo le linee guida che hai letto nell’articolo, è uno straordinario strumento per fare impresa. Occorre prima di tutto fare un’attenta valutazione su se stessi, i propri valori, i propri obiettivi, le possibilità economiche e familiari ecc., e successivamente individuare un settore adatto.
      All’interno di questo si individueranno due o tre proposte che dovranno essere vagliate da un consulente. Hai fatto bene a recarti a parlare con gli altri affiliati, ma questo è solo uno dei controlli che occorre fare. Se non l’hai ancora fatto, leggi LAVORARE IN FRANCHISING. Lo trovi nella colonna a lato o comunque sullo store di Amazon.

  • Stiamo sviluppando il nostro progetto franchising in modo sicuro, testando in diverse location in tutta Italia. In che modo lei può aiutarci ad implementare la nostra formula di sviluppo?

    • Attualmente non accetto lavori di consulenza, perchè non riuscirei a farvi fronte.
      Entro fine anno sarà però disponibile online un sistema dove ho trasferito tutta la mia esperienza su come avviare in sicurezza un’attività in franchising, sia per il franchisee che per il franchisor.

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