Ott
28
2013

Accessori Moda. Poco Investimento e Buona Resa

accessori moda
Accessori moda: come avviare un’attività con pochi Euro.

Autore: Roberto Zaretti

Accessori moda vuol dire una bancarella piena di collane, anelli, orecchini, bijou, ma anche accessori in cuoio, portafogli, cinture.
Alzi la mano quale donna non sia attirata da una simile offerta. Basta girare per una fiera di paese per rendersene conto.

C’è ancora spazio per farci un business? Come vanno quelli esistenti? Cosa c’è dietro a questa attività? Facciamo il punto della situazione.

Un po’ di storia. Per anni il settore degli accessori moda è stato monopolizzato da piccoli artigiani, che lavorando i materiali più disparati proponevano le loro produzioni direttamente nelle fiere e nei mercati locali. Qualcuno più organizzato arrivava a rifornire qualche negoziante, quindi  a realizzare una sorta di attività produttiva nel settore degli accessori moda.

In linea di massima si trattava sempre di micro attività, gestite da un paio di persone al massimo. Tali artigiani esistono ancora, anzi sono andati progressivamente ad aumentare di numero. Tuttavia, come vedremo, il loro approccio al mercato è rimasto pressoché immutato.

In un secondo tempo sono fiorite organizzazioni, per lo più aziende di import, dedite all’importazione di bigiotteria da Paesi esteri, per lo più asiatici. Tali accessori moda, a volte di qualità discutibile, affollano a tutt’oggi bancarelle e rivendite di bigiotteria.

Negli ultimi anni il settore degli accessori moda ha suscitato l’interesse anche di grandi aziende, storicamente impegnate in settori più nobili, come l’oreficeria e la moda. Sono nate nuove collezioni, e nei negozi sono comparsi monili e collane a prezzi decisamente abbordabili. Il passo successivo è stato il franchising accessori moda, ove ad oggi si muovono diversi operatori, anche di grandi dimensioni.

Da tali considerazioni parrebbe di concludere che il settore sia in crescita, ma non è proprio così. Diciamo che, più obiettivamente, regge la crisi, senza peraltro brillare. È comunque già un bel risultato, visti i tempi, ma non tale da pensare di investirci grandi capitali.

C’è spazio per intraprendere nel settore degli accessori moda? La risposta è si, a condizione che si trovi qualcosa di alternativo, che possa offrire all’utenza qualcosa di valido e che soprattutto sia recepito come made in Italy. Allo scopo è necessario tenere presente che nel settore degli accessori moda gli operatori sono molti, e crescono costantemente. Molte persone, perduto il lavoro o prese dalla necessità di integrare il reddito, si inventano quotidianamente bigiotteria artigianale, per la quale serve fantasia e capacità manuali, ma pochi investimenti.
Parola d’ordine, quindi, è differenziarsi.

Già, ma in che modo? Come offrire qualcosa di alternativo in un settore già ampiamente sfruttato? La risposta è: inventando prodotti innovativi e cercando mercati alternativi, ove sfruttare il made in Italy. Vi sono Paesi, Stati Uniti in testa, dove le donne impazziscono per i monili italiani, certificati tali, magari che richiamino in qualche modo le antiche vestigia romane o etrusche.

Molto gettonati anche i gioielli vintage, magari reinventati in chiave moderna. Qualcuno ha già iniziato a creare nuovi accessori moda utilizzando materiale d’annata, smontando il tutto e ricomponendolo con nuovi criteri. Molto ricercati anche i lavori che si ispirano a tematiche religiose, per i quali è possibile coinvolgere pure il parroco del paese.

Ma torniamo ai mercati esteri. Come raggiungerli? Con Internet, ovviamente. Qualcuno ci sta  provando. Farsi un sito o un blog ormai è alla portata di tutti e costa poco, ma non basta.

È necessario farsi trovare sulla Rete, e soprattutto farsi trovare nei posti dove la gente va a cercare accessori moda originali, creativi e, soprattutto, italiani. Tali posti sono i social network, Facebook in testa, ma anche e soprattutto quelli dedicati in modo specifico alle offerte artigianali.

Sovrano in questo settore, poco noto da noi ma con popolarità alle stelle negli USA, è ETSY (lo trovi QUI). Su questo social, dedicato esclusivamente alle creazioni artigianali, è possibile aprire una vera e propria vetrina e presentare i propri prodotti, associando la bandiera italiana in modo ben visibile. È a costo zero. Si tratta di spendere qualche ora per capire come strutturare le cose al meglio.

Altro sito ove pensare di poter aprire un negozio virtuale è EBAY (clicca QUI), magari non solo quello nostrano, ma pure quello di qualche Paese appetibile.

Non sarebbe male neppure realizzare un catalogo virtuale, con tanto di foto, prezzi, storia del prodotto e dell’artista che lo ha realizzato (foto tessera bene in evidenza). Bandiera italiana sempre in vista, naturalmente. Una simile brochure di accessori moda, per fare la quale basta un PC e un programma tipo Powerpoint, potrebbe essere spedita tramite una campagna di mailing list, facilmente realizzabile anche tramite i canali di Facebook ADS, andando a cercare i negozi che all’estero potrebbero essere interessati a un made in Italy di qualità.

Altro passaggio importante potrebbe essere quello di dare visibilità al proprio catalogo online ottenendo posizionamenti SEO o a pagamento nei motori di ricerca. Se con Google ciò è diventato improponibile, visti i costi proibitivi, è possibile farlo con motori di ricerca diversi. BING, ad esempio, il motore di ricerca di Microsoft, (lo trovi QUI) ha un bacino di utenza decisamente inferiore rispetto a Google, ma per molti settori l’utenza è molto in target con l’oggetto di ricerca, e il rapporto investimento/risultati addirittura migliore di Google.

Per riassumere. Il settore accessori moda ha il grande vantaggio di richiedere fantasia e intraprendenza, ma di non necessitare grandi capitali per essere posto in essere. Basta un angolo di casa, un tavolo e un PC. Quindi, avendo poche spese, è anche relativamente facile portare a casa un reddito.

Importante è poter proporre qualcosa di valido, possibilmente originale e alternativo, e soprattutto andare a venderlo dove c’è richiesta. Abbiamo la grande fortuna di vivere nel Paese dell’arte. Tutto il mondo guarda all’Italia e ai suoi prodotti. Impariamo a sfruttare a dovere questa opportunità. Grazie alla Rete, vendere in USA o in Brasile è ormai alla portata di tutti. Anche la spedizione può essere agevolmente affidata ad aziende che proprio di questo si occupano.

Per finire, vi segnalo qualche fiera di settore, sempre utile per farsi un idea della situazione:

MACEF, salone internazionale della casa, si tiene due volte l’anno a Milano. Accessori moda e bigiotteria occupano una sezione sempre più rilevante. Info QUI

CLUBBI, associazione di settore, organizza eventi nel corso dell’anno con esposizioni dedicate. Info QUI.

Cosa ne pensi? Hai qualche domanda? Hai qualcosa da proporre? Hai già esperienza nel settore? Scrivi qui sotto.

4 commenti+ commenta

  • Il franchising propone bassi investimenti per questo tipo di attività in conto vendita, lo so perchè avevo intenzione di aprirne una ed ho chiesto informazioni a varie aziende, ma considerando che chiedono una fidejussione sulla merce inviata oltre l’ investimento, l’ affitto del locale e tutte le altre spese necessarie per l’ apertura di un’ attività sono arrivata alla conclusione che l’ investimento era troppo elevato. Sicuramente è una buona idea un e commerce di prodotti artigianali sia creati personalmente sia acquistati presso artigiani. L’ investimento è molto più basso rispetto al franchising e se lavori da casa le spese sono molto poche. Questa è l’ idea che ho maturato dopo aver tralasciato il franchising: infatti ho presentato la domanda corredata di business plan per ottenere un microcredito dalla mia Regione e spero per il meglio.

    • Grazie del contributo, Loredana. Sono molte le iniziative e le agevolazioni legate all’imprenditoria femminile, dovresti avere delle buone chance a riguardo, comunque non demordere. Per quanto riguarda il franchising, posso chiederti quante aziende hai contattato e se tutte ti hanno chiesto la fidejussione? Nessuno ha saputo proporti qualcosa di alternativo? (per esempio il dropshipping)

  • Ho contattato quattro o cinque aziende e di queste, tre mi hanno chiesto la fidejussione: una di queste aziende mi ha detto che la garanzia era compresa nell’ investimento, ma io non ci ho creduto perchè nella copia del contratto che mi è stato inviato non era specificato niente di tutto ciò; due delle aziende mi hanno chiesto anche un’ assicurazione del negozio tipo ” kasko” non mi è stato proposto niente di alternativo, ma allora non avevo ancora in mente l’ e commerce.

    • Evidentemente una maggior flessibilità e chiarezza da parte delle aziende avrebbe consentito di acquisire un’affiliata che invece hanno perso.

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